domenica 25 giugno 2017

Una sentenza positiva, quella di Verona

alleghiamo

copia della sentenza:  qui
copia di uno estratto in inglese:  qui 

lunedì 1 febbraio 2016

Consiglio di Stato boccia una Regione perché troppo attenta ai limiti espositivi !



Consiglio di Stato, Sez. III, n. 5664, del 14 dicembre 2015

Elettrosmog.Illegittimità ordinanze del Presidente della Giunta Regionale per la delocalizzazione degli impianti di radiodiffusione sonora e televisiva



Sono illegittime le ordinanze del Presidente della Giunta Regionale emanate in base agli accertamenti effettuati dall'ARTA dai quali è emerso il superamento dei limiti per i campi elettromagnetici di cui al DPCM 8 luglio 2003, sia per quanto concerne i valori di attenzione sia per gli obiettivi di qualità, in quanto viziate da incompetenza e violazione di legge, perché la norma recata dall’art. 28 comma 7 del D.Lgs. n. 177/2005 non conferisce alla Regione il potere di disporre la delocalizzazione, ma le consente soltanto di richiedere al Ministero delle Comunicazioni di provvedervi.

martedì 24 novembre 2015

Consiglio di Stato: sentenza contro un regolamento comunale restrittivo nelle distanze minime

  
Consiglio di Stato, Sez. III, n. 4574, del 30 settembre 2015
Elettrosmog.Regolamento SRB.  Illegittimità distanza minima degli impianti rispetto ad alcuni ‘tipi’ o ‘categorie’ di immobili non individuati
Va dichiarata l’illegittimità dei regolamenti che prevedono una zonizzazione indipendente dalle esigenze dei gestori del servizio di telefonia mobile e che, cioè, circoscrivono gli impianti a specifiche aree, appositamente individuate, senza subordinare le relative scelte alla previa e puntuale verifica della coerenza della disciplina pianificatoria con la necessità che venga in concreto assicurata sull’intero territorio comunale l’intera copertura del servizio. Nella fattispecie il Comune ha spinto le proprie competenze ben oltre i limiti imposti dalla Costituzione e dalla legislazione statale d’interesse nazionale, esercitando - mediante il suo potere regolamentare – attribuzioni riservate allo Stato, nella specie ha introdotto una prescrizione generale avente ad oggetto l’indicazione della distanza minima degli impianti da realizzare rispetto ad alcuni ‘tipi’ o ‘categorie’ di immobili, senza - però - individuarli specificamente. (Segnalazione e massima a cura di F. Albanese)
N. 04574/2015REG.PROV.COLL.
N. 00666/2013 REG.RIC.
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Consiglio di Stato
in sede giurisdizionale (Sezione Terza)
ha pronunciato la presente
SENTENZA
sul ricorso numero di registro generale 666 del 2013, proposto dal Comune di Baiano, in persona del Sindaco p.t., rappresentato e difeso dall'avv. Antonio Napolitano, con domicilio eletto presso il Dott. Michele D'Agostino in Roma, Via Forster n.161;
contro
Vodafone Omnitel N.V., già Vodafone Omnitel s.p.a., in persona del legale rappresentante p.t., rappresentato e difeso dall'avv. Gennaro Belvini, con domicilio eletto presso la Segreteria della III^ Sezione del Consiglio di Stato, in Roma, piazza Capo di Ferro 13;
per la riforma
della sentenza n.1893/2012 dell’11.10.2012, pubblicata il 19.10.2012, resa dal T.A.R. CAMPANIA - SEZ. STACCATA DI SALERNO, SEZIONE II^,
 
Visti il ricorso in appello e i relativi allegati;
Visto l'atto di costituzione in giudizio di Vodafone Omnitel N.V.;
Viste le memorie difensive;
Visti tutti gli atti della causa;
Nominato Relatore nell'udienza pubblica del giorno 9 aprile 2015 il Cons. Avv. Carlo Modica de Mohac e uditi per le parti gli Avvocati Antonio Napolitano e Gennaro Belvini;
Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.
 
FATTO
I. In data 29.12.2011 la Vodafone Omnitel N.V. (d’ora in poi denominata semplicemente “Vodafone Omnitel”) chiedeva al Comune di Baiano il rilascio del titolo abilitativo (permesso di costruire) per la realizzazione di una “stazione radio base” (impianto con potenza in antenna superiore a 20 Watt) presso la Stazione Circumvesuviana di Baiano.
Con nota prot. n.688 del 24.1.2012 il competente Ufficio tecnico del Comune esprimeva parere negativo; ed in pari data, con nota prot. n. 697/2012 l’Amministrazione comunale trasmetteva alla società richiedente il preavviso di rigetto.
Il preavvisato diniego era basato - conformemente al parere negativo - sulla circostanza, ritenuta dirimente e preclusiva, che l’impianto sarebbe venuto a ricadere entro una fascia di “territorio urbanizzato” e, in particolare, a meno di cento metri dalla Villa comunale entro cui è ubicato un parco giochi per minori. Dunque nell’ambito di una c.d. “area sensibile” ove - secondo il Comune - l’installazione di ‘stazioni radio base’ è vietata.
Con nota assunta al protocollo dell’Amministrazione in pari data (24.1.2012), la Vodafone Omnitel rappresentava di aver diritto di ottenere l’autorizzazione richiesta, al fine di assicurare - in conformità al pubblico interesse - la ‘copertura minima’ del servizio pubblico nella zona.
Conseguentemente comunicava la sua intenzione di iniziare senza indugio i lavori per la realizzazione dell’impianto in questione.
Ma con nota prot. n.732 del 25.1.2012 l’Amministrazione comunale diffidava la Vodafone Omnitel dal dare inizio ai lavori; e con nota prot. n.957 dell’1.2.2012 (recapitata in data 8.2.2012) le comunicava di aver avviato il procedimento per la rimozione di quanto eventualmente realizzato e per il ripristino dello stato dei luoghi.
II. Con ricorso n. RG 508/2012, notificato il 28.3.2012 (e depositato l’11 aprile successivo), la Vodafone Omnitel impugnava innanzi al Tribunale Amministrativo Regionale per la Campania – Sezione Staccata di Salerno, i seguenti atti:
- la nota prot. n.732 del 25.1.2012, recapitata il 2.2.2012, con cui il Comune aveva diffidato l’interessata dal dare inizio ai lavori;
- la nota prot. 957 dell’1.2.2012 con cui il Comune aveva comunicato l’avvio del procedimento volto alla rimozione di quanto eventualmente realizzato ed alla rimessa in pristino stato dei luoghi;
- la delibera di CC n.13 del 28.7.2005 con la quale il Consiglio comunale aveva approvato il ‘Regolamento locale per la telefonia mobile’;
- ed il predetto Regolamento (in particolare, l’art.3).
In pendenza del predetto giudizio il Comune adottava l’ordinanza n.7/2012 con cui ingiungeva alla Vodafone Omnitel di rimuovere l’impianto e di ripristinare lo stato dei luoghi.
Con ricorso per motivi aggiunti (incardinato nel giudizio introdotto con il già menzionato ricorso n.508/2012) la Vodafone Omnitel impugnava anche tale provvedimento sopravvenuto.
III. Dopo la notifica del ricorso sopra indicato, con determina prot. 2891 del 5.4.2012 (spedita con r.a.r., recapitata il 16.4.2012) il Comune di Baiano comunicava alla Vodafone Omnitel il definitivo rigetto della sua istanza.
IV. Sicchè, con ricorso n.926/2012, notificato il 14.6.2012, quest’ultima impugnava innanzi al medesimo T.A.R. anche tale sopraggiunto (e definitivo) provvedimento di diniego e gli atti ad esso connessi (parere negativo espresso dall’Ufficio e preavviso di rigetto, contenuti - rispettivamente e come già esposto - nelle note prott. n.688 e n. 697 del 24.1.2012), chiedendone l’annullamento per le conseguenti statuizioni conformative e di condanna.
V. In accoglimento del ricorso n. 926/2012, con sentenza n.1893 del 2012, depositata il 19.10.2012, il T.A.R. adìto ha annullato (previa disapplicazione dell’art. 3 del Regolamento comunale per la telefonia mobile) la determina n.2891 del 5.4.2012, salvi gli ulteriori provvedimenti dell’Amministrazione.
VI. E con sentenza n.1050 del 14.2.2013, depositata l’8.5.2013, ha altresì annullato gli atti e provvedimenti impugnati con il ricorso n.508/2012.
VII. Con l’appello in esame (n.666/2013), il Comune di Baiano ha impugnato la sentenza n.1893/2012 e ne chiede l’annullamento o la riforma, per la conferma del provvedimento di diniego impugnato dalla società interessata.
Il Comune si duole dell’asserita ingiustizia della sentenza appellata, e lamenta, al riguardo:
1) carenza di istruttoria ed insufficiente motivazione, deducendo che i primi Giudici hanno erroneamente equiparato il generico divieto di installazione di ‘stazioni radio base’ in area urbana, al differente e più specifico divieto di installazione di tali impianti in aree occupate da case di cura, scuole ed installazioni ricreative per l’infanzia o in aree adiacenti;
2) violazione e falsa applicazione dell’art.5 della L. n.2248 del 1865, deducendo:
- che il Giudice di primo grado ha utilizzato l’istituto della ‘disapplicazione’ dell’atto amministrativo avendo erroneamente ritenuto che le disposizioni regolamentari non abbiano avuto valenza immediatamente lesiva degli interessi del concessionario;
- e che pertanto - essendo vero, invece, proprio il contrario - il ricorso proposto in primo grado avrebbe dovuto essere dichiarato inammissibile per tardività (essendo stata tardiva l’impugnativa volta all’annullamento del Regolamento locale per la disciplina della telefonia mobile);
3) omessa pronunzia su un punto decisivo del ricorso, deducendo che il T.A.R. non ha tenuto in alcuna considerazione l’eccezione sollevata dall’Amministrazione in ordine alla rilevata carenza di documentazione posta a corredo dell’istanza con cui la Vodafone Omnitel ha chiesto l’autorizzazione all’installazione dell’impianto per cui è causa.
VIII. Ritualmente costituitasi, la Vodafone Omnitel ha eccepito l’infondatezza dell’appello chiedendone il rigetto con vittoria di spese.
IX. Infine, all’udienza fissata per la discussione conclusiva sul merito dell’appello, la causa è stata posta in decisione.
DIRITTO
1. L’appello dell’Amministrazione comunale è infondato.
1.1. Nel dolersi per l’asserita ingiustizia dell’appellata sentenza, con il primo mezzo di gravame l’Amministrazione appellante lamenta carenza di istruttoria ed insufficiente motivazione, deducendo che i primi Giudici hanno erroneamente equiparato il generico divieto di installazione di ‘stazioni radio base’ in area urbana, al differente e più specifico divieto - introdotto con normativa regolamentare locale - di installazione di tali impianti in aree occupate da case di cura, scuole ed installazioni ricreative per l’infanzia o in aree adiacenti.
La doglianza non merita accoglimento.
La disciplina generale della localizzazione degli impianti di telefonia mobile (id est: la introduzione di prescrizioni generalirelative alle distanze minime da rispettare nel caso di installazione di impianti di tal fatta, nonchè la fissazione dei limiti di esposizione della popolazione ai campi elettromagnetici), è riservata allo Stato.
E ciò sia in quanto espressione del generale e pervasivo potere - ad Esso attribuito - di introdurre nell’Ordinamento “principii fondamentali” atti a vincolare l’attività legislativa regionale e l’attività normativa locale (ai sensi dell’art.117, ultimo comma, della Costituzione), sia in quanto intrinsecamente connessa alla c.d. determinazione dei ‘livelli essenziali delle prestazioni’ che l’Amministrazione è tenuta a garantire su tutto il territorio nazionale, nell’erogazione dei servizi pubblici relativi (anche) alla tutela della salute (in forza dell’art. 117, comma 2°, lett. ‘m’, della Costituzione), sia - ancora - in quanto concernente la salvaguardia dell’ambiente e dell’ecosistema (ai sensi dell’art.117, comma 2°, lett. ‘s’, della Costituzione), sia - infine - in quanto attività connessa alla fornitura di reti di comunicazione elettronica (Cfr.: art.3 del “codice delle comunicazioni elettroniche” e L. n.36/2001); ‘materie’ - tutte - di preminente interesse generale, siccome coinvolgenti l’interesse nazionale (Corte Cost. n.307/2003).
In aderenza a tale principio, in precedenti analoghi è stato già affermato:
- che “alle Regioni ed ai Comuni è consentito - nell’ambito delle proprie e rispettive competenze - individuare criteri localizzativi degli impianti di telefonia mobile (… omissis …) quali, ad esempio, il divieto di collocare antenne su specifici edifici (ospedali, case di cura etc.), mentre non è consentito introdurre limitazioni alla localizzazione consistenti in criteri distanziali generici ed eterogenei (prescrizioni di distanze minime da rispettare nell’installazione degli impianti, dal perimetro esterno di edifici destinati ad abitazioni e/o a luoghi di lavoro, di ospedali, di case di cura …)” (C.S., VI^, n.3452/2006; Id., n.2371/2010; Id. n.44/2013);
- e che “va dichiarata la illegittimità dei regolamenti che prevedono una zonizzazione indipendente dalle esigenze dei gestori del servizio di telefonia mobile e che, cioè, circoscrivono gli impianti a specifiche aree, appositamente individuate, senza subordinare le relative scelte alla previa e puntuale verifica della coerenza della disciplina pianificatoria con la necessità che venga in concreto assicurata sull’intero territorio comunale l’intera copertura del servizio” (C.S., IV, n.1431/2007).
E poiché nella fattispecie il Comune ha spinto le proprie competenze ben oltre i limiti imposti dalla Costituzione e dalla legislazione statale d’interesse nazionale, esercitando - mediante il suo potere regolamentare - attribuzioni riservateallo Stato (nella specie: ha introdotto una prescrizione generale avente ad oggetto l’indicazione della distanza minima degli impianti da realizzare rispetto ad alcuni ‘tipi’ o ‘categorie’ di immobili, senza - però - individuarli specificamente), correttamente il Giudice di primo grado ne ha stigmatizzato negativamente la condotta, statuendo l’annullamento dei provvedimenti impugnati innanzi ad esso e la disapplicazione della norma regolamentare confliggente con il corretto riparto delle funzioni.
1.2. Con il secondo mezzo di gravame l’appellante Amministrazione comunale si duole dell’asserita ingiustizia della sentenza appellata sotto altro profilo.
Lamenta, al riguardo, violazione e falsa applicazione dell’art.5 della L. n.2248 del 1865, deducendo:
- che il Giudice di primo grado ha utilizzato l’istituto della ‘disapplicazione’ dell’atto amministrativo avendo erroneamente ritenuto che le disposizioni regolamentari non abbiano avuto valenza immediatamente lesiva degli interessi del concessionario;
- che - essendo vero, invece, proprio il contrario - il concessionario avrebbe dovuto impugnare entro il termine decadenziale di sessanta giorni la norma regolamentare (art.3 del Regolamento comunale per la telefonia mobile) che vietava di installare gli ‘impianti stazione radio’ entro le cc.dd. “aree sensibili” (id est: le “aree ove sono ubicate scuole, ospedali, case di cura e riposo, opifici industriali, parchi o altre sedi di convivenza a carattere pubblico o sanitario, e le loro aree pertinenziali”), o a distanza inferiore di cento metri dalle stesse;
- e che pertanto il ricorso proposto in primo grado avrebbe dovuto essere dichiarato inammissibile per tardività.
La doglianza non merita accoglimento.
1.2.1. E’ evidente che alla data di adozione del Regolamento per l’insediamento degli impianti di telecomunicazione e radiotelevisivi (18.7.2005), l’interesse della Vodafone Omnitel (società appellata, ricorrente in primo grado) all’annullamento dell’art.3 del Regolamento locale per la telefonia mobile non si era ancora perfezionato.
L’interesse in questione è divenuto concreto ed attuale solamente nel mese di aprile del 2012, allorquando la predetta società si è vista negare il permesso di costruire proprio sulla base dell’asserita applicabilità della specifica normativa contenuta nel menzionato Regolamento comunale.
Secondo un principio costituente ormai jus receptum, infatti, l’interesse ad impugnare una norma regolamentare sorge - di regola - solamente al momento dell’adozione del provvedimento con cui l’Amministrazione applica la norma in questione (C.S., VI^, n.5286/2007; Id., n.4159/2006); dunque con l’adozione del primo atto provvedimentaleesecutivo (o attuativo) di quello regolamentare.
L’unica eccezione a tale principio si ha nel caso in cui la norma regolamentare si connoti, anche se in parte, come atto provvedimentale; e pertanto produca - nei confronti dei destinatari - un pregiudizio personale (o diretto) ‘immediato’, concreto ed attuale, ledendo posizioni giuridiche di favore già in atto o interrompendo (o precludendo) l’esercizio di qualche facoltà (o di qualche attività).
E poiché nella fattispecie in esame ciò non è avvenuto - posto che l’entrata in vigore del Regolamento non ha modificato, nell’immediatezza, alcuna posizione giuridica soggettiva di favore della quale già beneficiasse, a quel momento, la società appellata - la sentenza appellata ben resiste alla doglianza.
1.2.2. Per il resto, la regola della ‘disapplicazione’, da parte del Giudice, delle norme regolamentari contrastanti con norme di rango superiore (id est: delle norme che nella gerarchia delle fonti occupano una posizione superiore, quanto a forza e valore), è affermata in giurisprudenza da tempo risalente e costituisce anch’essa - ormai - jus receptumnell’Ordinamento (Cfr. CS, IV^, n.8280/2003)
1.3. Con il terzo motivo di gravame il Comune di Baiano lamenta l’ingiustizia della sentenza per omessa pronunzia su un punto decisivo del ricorso, deducendo che il T.A.R. non ha tenuto in alcuna considerazione l’’eccezione’ sollevata dall’Amministrazione in ordine alla rilevata carenza di documentazione posta a corredo dell’istanza con cui la Vodafone Omnitel ha chiesto l’autorizzazione all’installazione dell’impianto per cui è causa.
L’Amministrazione comunale si duole del fatto che, a suo avviso, la sentenza non ha affrontato la questione dell’asserita violazione dell’art.8 del Regolamento comunale, che stabilisce che coloro che chiedono l’autorizzazione per l’installazione di “stazioni radio base” (o di impianti di telefonia mobile) devono presentare al Comune, entro il 30 ottobre di ogni anno, un “piano-programma” dei nuovi impianti; ciò che la Vodafone Omnitel non ha fatto.
Anche tale doglianza non merita accoglimento.
1.3.1. Va preliminarmente osservato, al riguardo, che il diniego opposto dall’Amministrazione (alla richiesta della Vodafone Omnitel) con le impugnate note provvedimentali (prott. n.688 e n. 697 del 24.1.2012 e n.2891 del 5.4.2012) non si basa, neanche in parte, sulla ragione sopra indicata: nelle note richiamate, infatti, il Comune di Baiano non ha fatto alcun riferimento, nel negare l’autorizzazione, al mancato deposito del “piano-programma” (atto che peraltro si sarebbe potuto richiedere ed acquisire nel corso del procedimento, posto che lo stesso provvedimento di diniego lo aveva prescritto e dunque lo consentiva).
Conseguentemente, neanche nel ricorso si faceva riferimento a tale questione.
Sicchè è evidente che l’’eccezione’ sollevata in primo grado dall’Amministrazione resistente - inammissibilmente volta ad estendere, con semplice memoria difensiva, il thema decidendum posto con il ricorso introduttivo - si connotava (e si connota) come una vera e propria “motivazione postuma”, perciostesso inidonea ad integrare quella originaria.
1.3.2. Considerato, comunque, che l’’eccezione’ in questione è stata riproposta in appello (questa volta come motivo di gravame, essendo adesso appellante l’Amministrazione che nel precedente grado di giudizio era resistente), appare opportuno pronunziarsi su essa, al fine di affermare la sostanziale correttezza sul piano logico-giuridico del (seppur molto sintetico) giudizio emesso dal Giudice di primo grado, e della sua condotta processuale.
Dall’appellata sentenza emerge con sufficiente chiarezza - invero - che la specifica questione (della mancata acquisizione, in sede procedimentale, del piano-programma; e della maggior o minor rilevanza di tale vizio procedimentale), è compresa - e dunque ben poteva restare ‘assorbita’ - nella più generale e pervasiva questione affrontata dal Giudice di primo grado.
E’ infatti evidente che una volta ritenuto meritevole di accoglimento il motivo di gravame con cui la società ricorrente lamentava la illegittimità dell’art.3 del Regolamento comunale, ed una volta annullato (previa disapplicazione della norma regolamentare in questione) l’impugnato diniego, ma - si sottolinea - essendo stati fatti “salvi i successivi provvedimenti” da adottare al fine di proseguire e concludere il procedimento, non v’era alcuna ulteriore ragione per affrontare la questione della mancata acquisizione, in sede procedimentale, del ‘piano-programma’ (acquisizione ancora possibile, secondo il dispositivo della sentenza).
“Risolta” - cioè - in modo tranciante la prima assorbente questione, non v’era luogo per affrontare l’altra, rimastaimpregiudicata.
E ciò a maggior ragione in quanto anche l’impugnato diniego era stato adottato dal Comune di Baiano con una “formula di riserva” (“ferma in ogni caso l’acquisizione di pareri, nulla osta e quant’altro previsto dalla legge”), che lasciava impregiudicata (già in sede procedimentale) la questione; e che il T.A.R. non ha fatto altro che confermare con l’analoga formula condizionante (“salvi i successivi provvedimenti dell’Amministrazione”) sopra indicata.
Posto, dunque, che la facoltà di produrre il ‘piano-programma’ era (ed è) rimasta impregiudicata e che anche il potere dell’Amministrazione di acquisirlo non è stato (e non poteva considerarsi, al momento della proposizione del ricorso innanzi al competente T.A.R.) ‘consumato’ (e che pertanto nessuna preclusione in pregiudizio di alcuna delle parti si era definitivamente perfezionata), non appare revocabile in dubbio che il Giudice di primo grado non era in alcun modo tenuto ad affrontare la questione.
E che se lo avesse fatto si sarebbe esposto alla critica di ultrapetizione.
2. In considerazione delle superiori osservazioni, il ricorso dell’Amministrazione appellante va respinto.
Alla soccombenza dell’appellante non può che seguire - in mancanza di esimenti che non è dato ravvisare - la sua condanna al pagamento delle spese processuali relative al presente grado di giudizio; spese che si liquidano come da dispositivo.
P.Q.M.
Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Terza), respinge l’appello.
Condanna l’Amministrazione appellante al pagamento delle spese processuali, nella misura di €.1500,00, oltre i.v.a., c.p.a. e spese generali dovute ex lege.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'Autorità amministrativa.
Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 9 aprile 2015 con l'intervento dei Signori Magistrati:
Gianpiero Paolo Cirillo, Presidente
Carlo Deodato, Consigliere
Bruno Rosario Polito, Consigliere
Angelica Dell'Utri, Consigliere
Carlo Modica de Mohac, Consigliere, Estensore
 
 
 
 
 
 

mercoledì 4 novembre 2015

TAR Lombardia conferma il Piano Antenne di Sesto San Giovanni


Sentenza del TAR della Lombardia

di fatto conferma la validità del diniego alla installazione di una stazione radiobase che si voleva costruire in un'area definita sensibile e quindi vietata,   secondo il Piano comunale delle antenne

domenica 1 novembre 2015

No ad un'antenna da installare su un parco giochi !



Consiglio di Stato, Sez. III, n. 4188, del 8 settembre 2015
Elettrosmog.   Legittimità diniego d’installazione di antenne per telecomunicazioni all’interno di un sito sensibile: area a verde attrezzato (parco, gioco).


Non pare irragionevole né illegittima la previsione del Regolamento Edilizio Comunale di Venezia, in una con quella, di indirizzo, della Circolare Regionale Veneto n. 12 del 12.7.2001, di annoverare tra i siti sensibili le aree ricomprese a verde attrezzato (parco giochi), atteso che tali aree possono esporre gli utenti e, in particolare, utenti particolarmente sensibili, bambini in tenera età, adolescenti, persone disabili che frequentino tali aree ludico-ricreative, all’emissione, prolungata e ravvicinata, di onde potenzialmente nocive per la loro salute. Del tutto indimostrato e apodittico, del resto, è il contrario assunto dell’appellante, secondo cui la permanenza delle persone in tali aree è assolutamente saltuaria e, spesso, per una durata inferiore alle quattro ore giornaliere, poiché la quotidiana esperienza insegna, quasi come fatto notorio, che tali aree adibite a verde pubblico e/o sportive attrezzate sono luogo di ritrovo frequente e prolungato per larghi strati della popolazione e, in particolare, per quelli che hanno minori possibilità di ritrovo in altre aree private a ciò dedicate e, soprattutto, per quegli utenti bambini, adolescenti, persone diversamente abili, e via dicendo, che hanno minori possibilità di socializzazione/ricreazione, per le più diverse ragioni, in altri luoghi di svago protetti e non aperti. (Segnalazione e massima a cura di F. Albanese)
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lunedì 21 settembre 2015

Sentenza mezzo-positiva del Consiglio di Stato contro telefonia

Qui di fatto dà ragione al comune che aveva adottato un Piano Antenne, ma , secondo i giudici - in contrasto con altre sentenze del consiglio di stato ! - asseriscono che il Piano può funzionare solo per il 'decoro urbanistico' e non per la 'radioprotezione'!

Si conferma che nella lotta alle antenne bisogna tirar fuori anche aspetti di pura urbanistica.



Consiglio di Stato, Sez. III, n. 3224, del 26 giugno 2015
Elettrosmog.Legittimità diniego realizzazione di una stazione radio base per telefonia mobile
E’ principio generale in giurisprudenza che l’Amministrazione non consumi con il decorrere del tempo il potere comunque di adottare un atto espresso, in autotutela, quale nella fattispecie l’imputato atto di diniego definitivo adottato a breve distanza di tempo, anche se l’ordinamento lo pretende ab initio con riguardo a istanza sì di parte ma che richiede in ogni caso un tempestivo riscontro formale, positivo o negativo che sia, senza però far venir meno la legittimità di provvedimenti assunti successivamente su fattispecie ancora non definitive. Quanto poi al potere pianificatorio di introdurre criteri localizzativi degli impianti di telecomunicazione (nel caso di telefonia mobile), la giurisprudenza ha affermato in generale che lo stesso non può tradursi in limiti di localizzazione per intere ed estese aree del territorio comunale, per di più indirizzati a scopi di radioprotezione, che esulano dalla sfera dei poteri assegnati ai Comuni. Rientra però nelle competenze comunali l’introduzione, sotto il profilo urbanistico, di regole anche a tutela di zone e beni di particolare pregio ambientale, paesaggistico o storico-artistico, e il Comune può adottare, attraverso il formale utilizzo degli strumenti di natura edilizio-urbanistica, misure che, escluso il generalizzato divieto di installazione delle stazioni radio base per telefonia cellulare in tutte le zone territoriali omogenee, misure tipicamente urbanistiche (distanze, altezze, ecc…), funzionali al governo del territorio. (Segnalazione e massima a cura di F. Albanese)

mercoledì 16 settembre 2015

Regolamento comunale questa volta vince ! Importante sentenza

Importante sentenza del Consiglio di Stato !








Consiglio di Stato, Sez. III, n. 3085, del 18 giugno 2015



Legittimità regolamento comunale che vieta la localizzazione degli impianti nell’area del centro storico o nelle adiacenze di siti sensibili, come scuole od ospedali




Possono ritenersi legittime disposizioni regolamentari comunali che non consentono (in generale) la localizzazione degli impianti nell’area del centro storico (o in determinate aree del centro storico) o nelle adiacenze di siti sensibili (come scuole ed ospedali), purché sia garantita la copertura di rete, anche nel centro storico e nei siti sensibili, con impianti collocati in altre aree. (Segnalazione e massima a cura di F. Albanese)
N. 03085/2015REG.PROV.COLL.
N. 01116/2010 REG.RIC.
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Consiglio di Stato
in sede giurisdizionale (Sezione Terza)
ha pronunciato la presente
SENTENZA
sul ricorso numero di registro generale 1116 del 2010, proposto da:
Reti Televisive Italiane S.p.A., in persona del legale rappresentante p.t., rappresentato e difeso dagli avv. Giovanni Mangialardi e Alberto Fantini, con domicilio eletto presso Alberto Fantini in Roma, Via Principessa Clotilde, n. 7; 
contro
Comune di Umbertide, in persona del Sindaco p.t., rappresentato e difeso dall'avv. Evaristo Petrocchi, con domicilio eletto in Roma presso lo Studio Napolitano - De Cilla, Via Zara n. 16; 
per la riforma
della sentenza del T.A.R. per l’Umbria, Sezione I, n. 474 del 6 agosto 2009, resa tra le parti, concernente il diniego di autorizzazione alla installazione di un ripetitore di segnale DVB-H.
 
Visti il ricorso in appello e i relativi allegati;
Visto l'atto di costituzione in giudizio del Comune di Umbertide;
Viste le memorie difensive;
Visti tutti gli atti della causa;
Relatore, nell'udienza pubblica del giorno 28 maggio 2015, il consigliere Dante D'Alessio e uditi per le parti l’avvocato Angelo Clarizia, su delega dell'avvocato Giovanni Mangialardi, e l’avvocato Umberto Segarelli, su delega dell'avvocato Evaristo Petrocchi;
Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.
 
FATTO e DIRITTO
1.- La società Reti Televisive Italiane, di seguito R.T.I., aveva presentato, al Comune di Umbertide, una domanda per ottenere l’autorizzazione, ai sensi dell’art. 87 del d.lgs. 1 agosto 2003 n. 259 (Codice delle Comunicazioni elettroniche), all’installazione di un ripetitore di segnale DVB-H, per la televisione digitale terrestre mobile, in un immobile sito nel predetto Comune in Via dei Patrioti, distinto in catasto al foglio 59, particella 1608.
1.1.- Il Comune di Umbertide, con provvedimento in data 12 marzo 2008, ha negato alla società R.T.I. l’autorizzazione all’installazione del ripetitore in quanto la richiesta si poneva in contrasto con l’art. 74 del Regolamento comunale per l’installazione di impianti di telefonia cellulare, approvato dal Consiglio comunale con atto n. 68 del 27 giugno 2007.
2.- R.T.I ha impugnato, davanti al T.A.R. per l’Umbria, tale diniego nonché il presupposto regolamento comunale, sostenendone l’illegittimità.
3.- Il T.A.R. per l’Umbria, con sentenza n. 474 del 6 agosto 2009, ha respinto il ricorso.
3.1.- Il T.A.R., in particolare, ha ritenuto applicabile alla richiesta di R.T.I. il Regolamento del Comune di Umbertide, concernente l’installazione di impianti di telefonia cellulare, ed ha ritenuto, quindi, che correttamente il Comune ha fatto applicazione, nella fattispecie, dell’art. 74 del citato Regolamento che vieta l’installazione di nuovi impianti in una serie di siti, fra i quali l’immobile sito in via dei Patrioti, dove R.T.I. voleva collocare il suo ripetitore.
3.2.- Il T.A.R. ha poi respinto anche le doglianze sollevate nei confronti del Regolamento comunale per l’installazione degli impianti di telefonia cellulare sostenendo la tardività delle censure sollevate e comunque la loro infondatezza nel merito.
4.- R.T.I. ha appellato l’indicata sentenza ritenendola erronea sotto diversi profili.
L’appello non è tuttavia fondato.
5.- Al riguardo, si deve preliminarmente osservare che, come risulta pacificamente dagli atti, l’art. 74 del Regolamento comunale per l’installazione degli impianti di telefonia cellulare del Comune di Umbertide non consente la collocazione di nuovi impianti nell’immobile sito in via dei Patrioti, distinto in catasto al foglio 59, particella 1608, già sede di un impianto della Telecom.
5.1.- Ciò posto, la prima questione da affrontare riguarda la contestata applicazione delle disposizioni del citato Regolamento comunale anche alla fattispecie riguardante l’installazione di un ripetitore di segnale DVB-H per la televisione digitale terrestre mobile.
5.2.- In proposito, questa Sezione ritiene che, come ha sostenuto anche il T.A.R. per l’Umbria, correttamente il Comune di Umbertide ha ritenuto di dover applicare anche alla richiesta di R.T.I. il Regolamento comunale per l’installazione degli impianti di telefonia cellulare.
5.3.- Come ha evidenziato il T.A.R. nella sentenza appellata, infatti, l’impianto per il quale R.T.I. ha chiesto l’autorizzazione prevede l’emissione di segnali radiotelevisivi in forma digitale, con la tecnica DVB-H (digital video broadcasting – handheld) che consente la ricezione dei programmi televisivi su apparati mobili (e quindi anche sui telefoni cellulari), e produce emissioni elettromagnetiche che per intensità e frequenza, ai fini della regolamentazione comunale, non possono ritenersi sostanzialmente diverse da quelle prodotte dagli impianti di trasmissione per la telefonia cellulare.
5.4.- Del resto, la ratio ispiratrice del citato Regolamento comunale, come si dirà poi più ampiamente, è quella di disciplinare la collocazione degli impianti che producono l’emissione di frequenze elettromagnetiche al fine di minimizzarne i possibili effetti pregiudizievoli per il territorio e per la popolazione.
5.5.- Ciò trova esplicita conferma nell’inserimento tra i procedimenti soggetti a necessaria autorizzazione, ai sensi dell’art. 87, comma 1, del d.lgs. n. 259 del 2003, anche di quelli aventi ad oggetto le stazioni radio base per le «reti di diffusione, distribuzione e contribuzione dedicate alla televisione digitale terrestre» e nella circostanza che l’art. 71 del citato Regolamento comunale, nel disciplinare i procedimenti autorizzatori per i quali è richiesta l’autorizzazione, ai sensi dell’art. 87 del d.lgs. n. 259 del 2003, fa riferimento alla installazione di «infrastrutture per impianti radioelettrici», in modo ampio e generale.
6.- Si deve ritenere quindi legittimo il diniego opposto dal Comune di Umbertide, in applicazione della suddetta disciplina regolamentare, alla richiesta di autorizzazione fatta da R.T.I.
7.- R.T.I. ha peraltro sostenuto l’illegittimità anche del Regolamento comunale sulla base del quale il Comune ha adottato il provvedimento di diniego.
7.1.- Si deve, al riguardo, ricordare che la legge n. 36 del 22 febbraio 2001 (legge quadro sulla protezione delle esposizioni a campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici), ha, fra l’altro, disciplinato l'esercizio delle funzioni relative all'individuazione dei siti di trasmissione e degli impianti per la telefonia mobile, degli impianti radioelettrici e degli impianti per radiodiffusione, ed ha assegnato ai Comuni il potere di adottare un regolamento «per assicurare il corretto insediamento urbanistico e territoriale degli impianti e minimizzare l'esposizione della popolazione ai campi elettromagnetici» (art. 8, comma 6).
Tale potere è espressione dell’autonoma e fondamentale competenza che i Comuni hanno nella disciplina dell'uso del territorio e può tradursi nell'introduzione di regole poste a tutela di zone e beni di particolare pregio paesaggistico, o ambientale, o storico artistico, ovvero, per ciò che riguarda la minimizzazione dell'esposizione della popolazione ai campi elettromagnetici, nell'individuazione di siti che, per destinazione d'uso e qualità degli utenti, possano essere considerati “sensibili” alle immissioni radioelettriche, e quindi inidonei alle installazioni degli impianti (Consiglio di Stato, Sez. III, n. 306 del 23 gennaio 2015, Sez. VI, n. 3282 del 25 maggio 2010).
7.2.- Sebbene tale disposizione preceda l’entrata in vigore del codice delle comunicazioni elettroniche, di cui al d.lgs. n. 259 del 1 agosto 2003, la giurisprudenza ha chiarito che la citata disposizione dettata dall’art. 8, comma 6, della legge n. 36 del 2001 trova pacifica applicazione anche nei procedimenti, riguardanti le installazioni di infrastrutture di comunicazione elettronica, disciplinati ora dall’art. 87 del d.lgs. n. 259 del 1° agosto 2003 (Consiglio di Stato, Sez. VI, n. 898 del 17 febbraio 2010).
8.- Sulla base di tale normativa e delle ulteriori disposizioni dettate, in materia di esposizione ai campi elettrici e magnetici, dalla legge della Regione Umbria n. 9 del 14 giugno 2002, il Comune di Umbertide ha, quindi, inteso disciplinare la futura collocazione degli impianti di comunicazione elettronica, attraverso un apposito regolamento che detta la disciplina generale per il rilascio delle autorizzazioni per l’installazione di impianti radio base di telefonia mobile, prevede regole generali (ed astratte) di regolamentazione dei procedimenti per la corretta installazione degli impianti, e costituisce il parametro per valutare la legittimità degli atti autorizzativi.
9.- Quanto ai contenuti che, in generale, può avere il regolamento comunale previsto dall’art. 8, comma 6, della legge n. 36 del 2001, la giurisprudenza ha affermato che, nel disciplinare il corretto insediamento nel territorio degli impianti, i comuni possono dettare regole a tutela di particolari zone e beni di pregio paesaggistico o ambientale o storico artistico, o anche per la protezione dall'esposizione ai campi elettromagnetici di zone sensibili (scuole, ospedali etc.). I comuni non possono però imporre limiti generalizzati all’installazione degli impianti se tali limiti sono incompatibili con l’interesse pubblico alla copertura di rete del territorio nazionale (Consiglio di Stato, Sez. III, n. 723 del 14 febbraio 2014).
9.1.- In conseguenza non sono stati ritenuti legittimi limiti alla localizzazione degli impianti di telefonia mobile, eventualmente contenuti nella disciplina regolamentare comunale, di carattere generale, e riguardanti intere ed estese porzioni del territorio comunale, in assenza di una plausibile ragione giustificativa (Consiglio di Stato, Sez. III, n. 1955 del 16 aprile 2014, Sez. VI, n. 9414 del 27 dicembre 2010). Né si è ritenuto possibile imporre limiti di carattere generale giustificati da un’esigenza di tutela generalizzata della popolazione dalle immissioni elettromagnetiche, dal momento che a tale funzione provvede lo Stato attraverso la fissazione di determinati parametri (Consiglio di Stato, Sez. III, n. 1955 del 16 aprile 2014), il rispetto dei quali è verificato dai competenti organi tecnici.
9.2.- Anche la Corte costituzionale, nell’esaminare la legittimità costituzionale di disposizioni dettate (con legge) dalla Regione Lombardia che prevedevano distanze minime da una serie di siti sensibili, ha affermato, con le sentenze n. 331 del 7 novembre 2003 e n. 307 del 23 settembre 2003, il principio che tali disposizioni sono illegittime se pongono limiti generali che, in particolari condizioni di concentrazione urbanistica di luoghi specialmente protetti, potrebbero addirittura rendere impossibile la realizzazione di una rete completa di infrastrutture per le telecomunicazioni, con la conseguenza che i «criteri di localizzazione» si trasformerebbero in «limitazioni alla localizzazione». Mentre le disposizioni poste a tutela di siti sensibili sono legittime se comunque consentono «una sempre possibile localizzazione alternativa» e non «l'impossibilità della localizzazione».
10.- In proposito, anche questa Sezione ha di recente affermato (Consiglio di Stato, Sez. III, n. 306 del 23 gennaio 2015) che si deve ritenere consentito ai Comuni, nell’esercizio dei loro poteri di pianificazione territoriale, di raccordare le esigenze urbanistiche con quelle di minimizzazione dell'impatto elettromagnetico, ai sensi dell’ultimo inciso del comma 6 dell’art. 8 della legge n. 36 del 2001.
Nel regolamento comunale possono, infatti, essere ammessi anche limiti di carattere generale all’installazione degli impianti purché sia comunque garantita una possibile localizzazione alternativa degli stessi, in modo da rendere possibile la copertura di rete del territorio nazionale.
10.1.- In conseguenza possono ritenersi legittime anche disposizioni che non consentono (in generale) la localizzazione degli impianti nell’area del centro storico (o in determinate aree del centro storico) o nelle adiacenze di siti sensibili (come scuole ed ospedali), purché sia garantita la copertura di rete, anche nel centro storico e nei siti sensibili, con impianti collocati in altre aree.
11.- Sulla base delle esposte considerazioni non possono ritenersi illegittime le disposizioni contenute nel regolamento del Comune di Umbertide che limitano (o impediscono) la collocazione di nuovi impianti in determinate aree del territorio comunale posto che comunque tali limitazioni non è stato dimostrato che impediscono la realizzazione della rete delle infrastrutture elettroniche.
12.- In particolare, la funzionalità del servizio non può dirsi compromessa per il divieto imposto nell’area individuata da R.T.I. per la collocazione del suo impianto tenuto conto che il divieto posto sulla singola particella, puntualmente individuata, non impediva ad R.T.I. di partecipare al procedimento di cui all’art 75 dello stesso Regolamento, volto all’individuazione di siti alternativi decentrati ove collocare l’impianto.
12.1.- La circostanza (chiarita dal Comune nella sua memoria in data 15 aprile 2015) che, prima della nuova pianificazione urbanistica impositiva della preclusione di cui all’art. 74, sulla particella in questione, ubicata in una zona altamente abitata del centro urbano, vi fosse già posizionato un impianto di proprietà della Telecom e che tale struttura era stata oggetto di diverse petizioni da parte della cittadinanza volte ad ottenere una sua delocalizzazione in un luogo con minore densità abitativa, rende peraltro esplicite le ragioni, che non appaiono manifestamente illogiche, che hanno determinato la prescrizione regolamentare impositiva del divieto di nuove installazioni in quel sito.
13.- Per le esposte ragioni le censure sollevate da R.T.I. nei confronti del Regolamento comunale del Comune di Umbertide, a prescindere da ogni questione sulla loro tempestività, devono ritenersi comunque infondate.
14.- R.T.I. con il terzo motivo di appello ha sostenuto che il T.A.R. ha omesso di pronunciarsi sul motivo con il quale aveva sostenuto che sulla sua domanda si era oramai formato il silenzio assenso, ai sensi dell’art. 87 del codice delle comunicazioni.
14.1.- Anche tale motivo non è fondato.
Si deve, infatti, osservare che, ai sensi dell’art. 87, comma 5, del d.lgs. n. 259 del 2003, il termine per la formazione del silenzio assenso (90 giorni dalla presentazione dell’istanza, ai sensi del comma 9 dello stesso articolo) risulta sospeso ove vengano richieste integrazioni della documentazione prodotta. In tal caso il termine ricomincia a decorrere dall’avvenuta integrazione della documentazione richiesta.
Nel caso di specie, il Comune, con nota del 23 ottobre 2007, aveva richiesto una integrazione della domanda presentata il 2 ottobre 2007, in relazione alla verifica della regolarità del progetto con il Regolamento comunale, ma tale integrazione non risulta poi inviata. Non poteva, pertanto, essersi formato il silenzio assenso sulla richiesta in questione.
14.2.- Peraltro, l’art. 20, comma 3, della legge n. 241 del 1990 chiarisce che il formarsi del silenzio assenso non impedisce all’Amministrazione, quando ne ricorrono i presupposti, di provvedere, in via di autotutela, in modo espresso sulla questione sottoposta al suo esame, ai sensi degli articoli 21-quinquies e 21-nonies della stessa legge.
15.- In conclusione, per tutti gli esposti motivi, l’appello deve essere respinto.
Le spese seguono la soccombenza e sono liquidate come da dispositivo.
P.Q.M.
Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Terza)
definitivamente pronunciando sull'appello, come in epigrafe proposto, lo respinge.
Condanna l’appellante al pagamento di € 5.000,00 (cinquemila) in favore del Comune di Umbertide per le spese e competenze del presente di giudizio.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 28 maggio 2015 con l'intervento dei magistrati:
Carlo Deodato, Presidente FF
Vittorio Stelo, Consigliere
Dante D'Alessio, Consigliere, Estensore
Massimiliano Noccelli, Consigliere
Pierfrancesco Ungari, Consigliere