sabato 12 agosto 2017

Bloccata la installazione di un'antenna nella isola d'Ischia ma ...

... per motivazioni esclusivamente urbanistico, paesaggistico, sismico ... e non per il profilo sanitario !

Il risultato in ogni caso è positivo ma il comitato NoElettrosmog locale giustamente protesta!
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Ancora la polemica sull’antenna. Le accuse del portavoce Antonio Trani

Lo sospettavamo e facevamo bene a farlo: il ripetitore di Via Provinciale Fango a Lacco Ameno è illegittimo. Non poteva e non doveva essere installato. Lo afferma lo stesso legale chiamato dal Comune ad esprimersi sulla regolarità dell’operazione. L’avv. Molinaro – sia ben chiaro – ha redatto un parere che riguarda esclusivamente il profilo urbanistico – edilizio, paesaggistico e sismico della vicenda. Egli lascia da parte le problematiche relative all’impatto sulla salute umana delle emissioni elettromagnetiche dell’antenna. Ma ai fini pratici cambia poco: quell’antenna non può e non deve stare dov’è.
La CILA (comunicazione di inizio lavori asseverata) presentata al Comune non meritava accoglimento. Dalla sua lettura emergono macroscopici profili di illegittimità. La più evidente di tutte, la pretesa esenzione dall’ottenimento della autorizzazione paesaggistica in base all’art. 2 del d.P.R. 31/2017: una norma confezionata “ad hoc” per “manifestazioni, spettacoli, eventi o esposizioni e vendita merci (…)”. Ebbene, il “periodo estivo”, indicato nell’istanza come motivo della richiesta installazione, non è un evento, né una manifestazione né nessun’altra cosa, indicata nella norma, che potesse esimere la Tim, dal munirsi preventivamente dell’autorizzazione paesaggistica. La medesima autorizzazione – tanto per capirci – per la quale tanti ischitani vanno a finire sotto processo davanti al Giudice Panela, per opere edilizie, anche molto piccole, che modificano l’ “aspetto dei luoghi”.
Il Comune doveva, quindi, nei venti giorni successivi alla sua presentazione, comunicare all’autore della CILA i motivi che impedivano il montaggio dell’antenna. Motivi, alcuni dei quali – a quanto sembra – erano abbastanza evidenti. Non lo ha fatto e per tale motivo l’antenna è stata montata. Ebbene, che una tale fortunosa “disattenzione” ci sia stata proprio in relazione ad una pratica della madre di un alto funzionario comunale – rendendo in tal modo, di fatto, possibile una cosa che possibile non era – fa in modo che il tutto sia abbastanza increscioso. Come del resto avevamo sin dall’inizio presagito. L’antenna quindi è illegittima ed ogni giorno che essa resta in sito è un giorno di troppo. Il deposito di un parere legale di tale contenuto ha avuto l’effetto di cambiare completamente i piani di reazione e protesta del Comitato spontaneo di cittadini, formatosi per chiedere la rimozione dell’antenna del Fango.
La riunione, tenutasi ieri 9 agosto in una delle abitazioni vicine al ripetitore – cui ho partecipato – ha visto la presenza di un nutrito drappello di lacchesi. Confesso, molti di più di quelli che mi aspettavo. Il Comitato, che potremmo chiamare “No Elettrosmog a Lacco Ameno”, solo ed esclusivamente in considerazione dell’avvenuto riconoscimento della illegittimità dell’impianto radiante, ha sospeso temporaneamente la manifestazione che era in programma e già organizzata per quello stesso giorno, come pure tutte le altre iniziative di protesta e di denunzia già organizzate e pronte per essere poste in essere.
Detto Comitato resta in stato di agitazione permanente in attesa della prossima e – si ritiene – obbligata rimozione della illegale antenna, riservandosi di agire nel caso in cui il Comune non adotti i provvedimenti consequenziali e dovuti. Il Comitato ha deciso di chiedere, inoltre, all’Amministrazione di essere consultato preventivamente quando sarà approvato un regolamento per l’installazione sul territorio comunale dei ripetitori per la telefonia mobile, rivendicando il proprio diritto a partecipare alla formazione di tale provvedimento, che deve essere condiviso con la popolazione e non può essere lasciato, senza alcun controllo, nelle mani di questa Amministrazione, che, purtroppo, nel caso di specie, ha dato innegabilmente una prova veramente pessima di sé.

domenica 25 giugno 2017

Una sentenza positiva, quella di Verona

alleghiamo

copia della sentenza:  qui
copia di uno estratto in inglese:  qui 

lunedì 1 febbraio 2016

Consiglio di Stato boccia una Regione perché troppo attenta ai limiti espositivi !



Consiglio di Stato, Sez. III, n. 5664, del 14 dicembre 2015

Elettrosmog.Illegittimità ordinanze del Presidente della Giunta Regionale per la delocalizzazione degli impianti di radiodiffusione sonora e televisiva



Sono illegittime le ordinanze del Presidente della Giunta Regionale emanate in base agli accertamenti effettuati dall'ARTA dai quali è emerso il superamento dei limiti per i campi elettromagnetici di cui al DPCM 8 luglio 2003, sia per quanto concerne i valori di attenzione sia per gli obiettivi di qualità, in quanto viziate da incompetenza e violazione di legge, perché la norma recata dall’art. 28 comma 7 del D.Lgs. n. 177/2005 non conferisce alla Regione il potere di disporre la delocalizzazione, ma le consente soltanto di richiedere al Ministero delle Comunicazioni di provvedervi.

martedì 24 novembre 2015

Consiglio di Stato: sentenza contro un regolamento comunale restrittivo nelle distanze minime

  
Consiglio di Stato, Sez. III, n. 4574, del 30 settembre 2015
Elettrosmog.Regolamento SRB.  Illegittimità distanza minima degli impianti rispetto ad alcuni ‘tipi’ o ‘categorie’ di immobili non individuati
Va dichiarata l’illegittimità dei regolamenti che prevedono una zonizzazione indipendente dalle esigenze dei gestori del servizio di telefonia mobile e che, cioè, circoscrivono gli impianti a specifiche aree, appositamente individuate, senza subordinare le relative scelte alla previa e puntuale verifica della coerenza della disciplina pianificatoria con la necessità che venga in concreto assicurata sull’intero territorio comunale l’intera copertura del servizio. Nella fattispecie il Comune ha spinto le proprie competenze ben oltre i limiti imposti dalla Costituzione e dalla legislazione statale d’interesse nazionale, esercitando - mediante il suo potere regolamentare – attribuzioni riservate allo Stato, nella specie ha introdotto una prescrizione generale avente ad oggetto l’indicazione della distanza minima degli impianti da realizzare rispetto ad alcuni ‘tipi’ o ‘categorie’ di immobili, senza - però - individuarli specificamente. (Segnalazione e massima a cura di F. Albanese)
N. 04574/2015REG.PROV.COLL.
N. 00666/2013 REG.RIC.
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Consiglio di Stato
in sede giurisdizionale (Sezione Terza)
ha pronunciato la presente
SENTENZA
sul ricorso numero di registro generale 666 del 2013, proposto dal Comune di Baiano, in persona del Sindaco p.t., rappresentato e difeso dall'avv. Antonio Napolitano, con domicilio eletto presso il Dott. Michele D'Agostino in Roma, Via Forster n.161;
contro
Vodafone Omnitel N.V., già Vodafone Omnitel s.p.a., in persona del legale rappresentante p.t., rappresentato e difeso dall'avv. Gennaro Belvini, con domicilio eletto presso la Segreteria della III^ Sezione del Consiglio di Stato, in Roma, piazza Capo di Ferro 13;
per la riforma
della sentenza n.1893/2012 dell’11.10.2012, pubblicata il 19.10.2012, resa dal T.A.R. CAMPANIA - SEZ. STACCATA DI SALERNO, SEZIONE II^,
 
Visti il ricorso in appello e i relativi allegati;
Visto l'atto di costituzione in giudizio di Vodafone Omnitel N.V.;
Viste le memorie difensive;
Visti tutti gli atti della causa;
Nominato Relatore nell'udienza pubblica del giorno 9 aprile 2015 il Cons. Avv. Carlo Modica de Mohac e uditi per le parti gli Avvocati Antonio Napolitano e Gennaro Belvini;
Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.
 
FATTO
I. In data 29.12.2011 la Vodafone Omnitel N.V. (d’ora in poi denominata semplicemente “Vodafone Omnitel”) chiedeva al Comune di Baiano il rilascio del titolo abilitativo (permesso di costruire) per la realizzazione di una “stazione radio base” (impianto con potenza in antenna superiore a 20 Watt) presso la Stazione Circumvesuviana di Baiano.
Con nota prot. n.688 del 24.1.2012 il competente Ufficio tecnico del Comune esprimeva parere negativo; ed in pari data, con nota prot. n. 697/2012 l’Amministrazione comunale trasmetteva alla società richiedente il preavviso di rigetto.
Il preavvisato diniego era basato - conformemente al parere negativo - sulla circostanza, ritenuta dirimente e preclusiva, che l’impianto sarebbe venuto a ricadere entro una fascia di “territorio urbanizzato” e, in particolare, a meno di cento metri dalla Villa comunale entro cui è ubicato un parco giochi per minori. Dunque nell’ambito di una c.d. “area sensibile” ove - secondo il Comune - l’installazione di ‘stazioni radio base’ è vietata.
Con nota assunta al protocollo dell’Amministrazione in pari data (24.1.2012), la Vodafone Omnitel rappresentava di aver diritto di ottenere l’autorizzazione richiesta, al fine di assicurare - in conformità al pubblico interesse - la ‘copertura minima’ del servizio pubblico nella zona.
Conseguentemente comunicava la sua intenzione di iniziare senza indugio i lavori per la realizzazione dell’impianto in questione.
Ma con nota prot. n.732 del 25.1.2012 l’Amministrazione comunale diffidava la Vodafone Omnitel dal dare inizio ai lavori; e con nota prot. n.957 dell’1.2.2012 (recapitata in data 8.2.2012) le comunicava di aver avviato il procedimento per la rimozione di quanto eventualmente realizzato e per il ripristino dello stato dei luoghi.
II. Con ricorso n. RG 508/2012, notificato il 28.3.2012 (e depositato l’11 aprile successivo), la Vodafone Omnitel impugnava innanzi al Tribunale Amministrativo Regionale per la Campania – Sezione Staccata di Salerno, i seguenti atti:
- la nota prot. n.732 del 25.1.2012, recapitata il 2.2.2012, con cui il Comune aveva diffidato l’interessata dal dare inizio ai lavori;
- la nota prot. 957 dell’1.2.2012 con cui il Comune aveva comunicato l’avvio del procedimento volto alla rimozione di quanto eventualmente realizzato ed alla rimessa in pristino stato dei luoghi;
- la delibera di CC n.13 del 28.7.2005 con la quale il Consiglio comunale aveva approvato il ‘Regolamento locale per la telefonia mobile’;
- ed il predetto Regolamento (in particolare, l’art.3).
In pendenza del predetto giudizio il Comune adottava l’ordinanza n.7/2012 con cui ingiungeva alla Vodafone Omnitel di rimuovere l’impianto e di ripristinare lo stato dei luoghi.
Con ricorso per motivi aggiunti (incardinato nel giudizio introdotto con il già menzionato ricorso n.508/2012) la Vodafone Omnitel impugnava anche tale provvedimento sopravvenuto.
III. Dopo la notifica del ricorso sopra indicato, con determina prot. 2891 del 5.4.2012 (spedita con r.a.r., recapitata il 16.4.2012) il Comune di Baiano comunicava alla Vodafone Omnitel il definitivo rigetto della sua istanza.
IV. Sicchè, con ricorso n.926/2012, notificato il 14.6.2012, quest’ultima impugnava innanzi al medesimo T.A.R. anche tale sopraggiunto (e definitivo) provvedimento di diniego e gli atti ad esso connessi (parere negativo espresso dall’Ufficio e preavviso di rigetto, contenuti - rispettivamente e come già esposto - nelle note prott. n.688 e n. 697 del 24.1.2012), chiedendone l’annullamento per le conseguenti statuizioni conformative e di condanna.
V. In accoglimento del ricorso n. 926/2012, con sentenza n.1893 del 2012, depositata il 19.10.2012, il T.A.R. adìto ha annullato (previa disapplicazione dell’art. 3 del Regolamento comunale per la telefonia mobile) la determina n.2891 del 5.4.2012, salvi gli ulteriori provvedimenti dell’Amministrazione.
VI. E con sentenza n.1050 del 14.2.2013, depositata l’8.5.2013, ha altresì annullato gli atti e provvedimenti impugnati con il ricorso n.508/2012.
VII. Con l’appello in esame (n.666/2013), il Comune di Baiano ha impugnato la sentenza n.1893/2012 e ne chiede l’annullamento o la riforma, per la conferma del provvedimento di diniego impugnato dalla società interessata.
Il Comune si duole dell’asserita ingiustizia della sentenza appellata, e lamenta, al riguardo:
1) carenza di istruttoria ed insufficiente motivazione, deducendo che i primi Giudici hanno erroneamente equiparato il generico divieto di installazione di ‘stazioni radio base’ in area urbana, al differente e più specifico divieto di installazione di tali impianti in aree occupate da case di cura, scuole ed installazioni ricreative per l’infanzia o in aree adiacenti;
2) violazione e falsa applicazione dell’art.5 della L. n.2248 del 1865, deducendo:
- che il Giudice di primo grado ha utilizzato l’istituto della ‘disapplicazione’ dell’atto amministrativo avendo erroneamente ritenuto che le disposizioni regolamentari non abbiano avuto valenza immediatamente lesiva degli interessi del concessionario;
- e che pertanto - essendo vero, invece, proprio il contrario - il ricorso proposto in primo grado avrebbe dovuto essere dichiarato inammissibile per tardività (essendo stata tardiva l’impugnativa volta all’annullamento del Regolamento locale per la disciplina della telefonia mobile);
3) omessa pronunzia su un punto decisivo del ricorso, deducendo che il T.A.R. non ha tenuto in alcuna considerazione l’eccezione sollevata dall’Amministrazione in ordine alla rilevata carenza di documentazione posta a corredo dell’istanza con cui la Vodafone Omnitel ha chiesto l’autorizzazione all’installazione dell’impianto per cui è causa.
VIII. Ritualmente costituitasi, la Vodafone Omnitel ha eccepito l’infondatezza dell’appello chiedendone il rigetto con vittoria di spese.
IX. Infine, all’udienza fissata per la discussione conclusiva sul merito dell’appello, la causa è stata posta in decisione.
DIRITTO
1. L’appello dell’Amministrazione comunale è infondato.
1.1. Nel dolersi per l’asserita ingiustizia dell’appellata sentenza, con il primo mezzo di gravame l’Amministrazione appellante lamenta carenza di istruttoria ed insufficiente motivazione, deducendo che i primi Giudici hanno erroneamente equiparato il generico divieto di installazione di ‘stazioni radio base’ in area urbana, al differente e più specifico divieto - introdotto con normativa regolamentare locale - di installazione di tali impianti in aree occupate da case di cura, scuole ed installazioni ricreative per l’infanzia o in aree adiacenti.
La doglianza non merita accoglimento.
La disciplina generale della localizzazione degli impianti di telefonia mobile (id est: la introduzione di prescrizioni generalirelative alle distanze minime da rispettare nel caso di installazione di impianti di tal fatta, nonchè la fissazione dei limiti di esposizione della popolazione ai campi elettromagnetici), è riservata allo Stato.
E ciò sia in quanto espressione del generale e pervasivo potere - ad Esso attribuito - di introdurre nell’Ordinamento “principii fondamentali” atti a vincolare l’attività legislativa regionale e l’attività normativa locale (ai sensi dell’art.117, ultimo comma, della Costituzione), sia in quanto intrinsecamente connessa alla c.d. determinazione dei ‘livelli essenziali delle prestazioni’ che l’Amministrazione è tenuta a garantire su tutto il territorio nazionale, nell’erogazione dei servizi pubblici relativi (anche) alla tutela della salute (in forza dell’art. 117, comma 2°, lett. ‘m’, della Costituzione), sia - ancora - in quanto concernente la salvaguardia dell’ambiente e dell’ecosistema (ai sensi dell’art.117, comma 2°, lett. ‘s’, della Costituzione), sia - infine - in quanto attività connessa alla fornitura di reti di comunicazione elettronica (Cfr.: art.3 del “codice delle comunicazioni elettroniche” e L. n.36/2001); ‘materie’ - tutte - di preminente interesse generale, siccome coinvolgenti l’interesse nazionale (Corte Cost. n.307/2003).
In aderenza a tale principio, in precedenti analoghi è stato già affermato:
- che “alle Regioni ed ai Comuni è consentito - nell’ambito delle proprie e rispettive competenze - individuare criteri localizzativi degli impianti di telefonia mobile (… omissis …) quali, ad esempio, il divieto di collocare antenne su specifici edifici (ospedali, case di cura etc.), mentre non è consentito introdurre limitazioni alla localizzazione consistenti in criteri distanziali generici ed eterogenei (prescrizioni di distanze minime da rispettare nell’installazione degli impianti, dal perimetro esterno di edifici destinati ad abitazioni e/o a luoghi di lavoro, di ospedali, di case di cura …)” (C.S., VI^, n.3452/2006; Id., n.2371/2010; Id. n.44/2013);
- e che “va dichiarata la illegittimità dei regolamenti che prevedono una zonizzazione indipendente dalle esigenze dei gestori del servizio di telefonia mobile e che, cioè, circoscrivono gli impianti a specifiche aree, appositamente individuate, senza subordinare le relative scelte alla previa e puntuale verifica della coerenza della disciplina pianificatoria con la necessità che venga in concreto assicurata sull’intero territorio comunale l’intera copertura del servizio” (C.S., IV, n.1431/2007).
E poiché nella fattispecie il Comune ha spinto le proprie competenze ben oltre i limiti imposti dalla Costituzione e dalla legislazione statale d’interesse nazionale, esercitando - mediante il suo potere regolamentare - attribuzioni riservateallo Stato (nella specie: ha introdotto una prescrizione generale avente ad oggetto l’indicazione della distanza minima degli impianti da realizzare rispetto ad alcuni ‘tipi’ o ‘categorie’ di immobili, senza - però - individuarli specificamente), correttamente il Giudice di primo grado ne ha stigmatizzato negativamente la condotta, statuendo l’annullamento dei provvedimenti impugnati innanzi ad esso e la disapplicazione della norma regolamentare confliggente con il corretto riparto delle funzioni.
1.2. Con il secondo mezzo di gravame l’appellante Amministrazione comunale si duole dell’asserita ingiustizia della sentenza appellata sotto altro profilo.
Lamenta, al riguardo, violazione e falsa applicazione dell’art.5 della L. n.2248 del 1865, deducendo:
- che il Giudice di primo grado ha utilizzato l’istituto della ‘disapplicazione’ dell’atto amministrativo avendo erroneamente ritenuto che le disposizioni regolamentari non abbiano avuto valenza immediatamente lesiva degli interessi del concessionario;
- che - essendo vero, invece, proprio il contrario - il concessionario avrebbe dovuto impugnare entro il termine decadenziale di sessanta giorni la norma regolamentare (art.3 del Regolamento comunale per la telefonia mobile) che vietava di installare gli ‘impianti stazione radio’ entro le cc.dd. “aree sensibili” (id est: le “aree ove sono ubicate scuole, ospedali, case di cura e riposo, opifici industriali, parchi o altre sedi di convivenza a carattere pubblico o sanitario, e le loro aree pertinenziali”), o a distanza inferiore di cento metri dalle stesse;
- e che pertanto il ricorso proposto in primo grado avrebbe dovuto essere dichiarato inammissibile per tardività.
La doglianza non merita accoglimento.
1.2.1. E’ evidente che alla data di adozione del Regolamento per l’insediamento degli impianti di telecomunicazione e radiotelevisivi (18.7.2005), l’interesse della Vodafone Omnitel (società appellata, ricorrente in primo grado) all’annullamento dell’art.3 del Regolamento locale per la telefonia mobile non si era ancora perfezionato.
L’interesse in questione è divenuto concreto ed attuale solamente nel mese di aprile del 2012, allorquando la predetta società si è vista negare il permesso di costruire proprio sulla base dell’asserita applicabilità della specifica normativa contenuta nel menzionato Regolamento comunale.
Secondo un principio costituente ormai jus receptum, infatti, l’interesse ad impugnare una norma regolamentare sorge - di regola - solamente al momento dell’adozione del provvedimento con cui l’Amministrazione applica la norma in questione (C.S., VI^, n.5286/2007; Id., n.4159/2006); dunque con l’adozione del primo atto provvedimentaleesecutivo (o attuativo) di quello regolamentare.
L’unica eccezione a tale principio si ha nel caso in cui la norma regolamentare si connoti, anche se in parte, come atto provvedimentale; e pertanto produca - nei confronti dei destinatari - un pregiudizio personale (o diretto) ‘immediato’, concreto ed attuale, ledendo posizioni giuridiche di favore già in atto o interrompendo (o precludendo) l’esercizio di qualche facoltà (o di qualche attività).
E poiché nella fattispecie in esame ciò non è avvenuto - posto che l’entrata in vigore del Regolamento non ha modificato, nell’immediatezza, alcuna posizione giuridica soggettiva di favore della quale già beneficiasse, a quel momento, la società appellata - la sentenza appellata ben resiste alla doglianza.
1.2.2. Per il resto, la regola della ‘disapplicazione’, da parte del Giudice, delle norme regolamentari contrastanti con norme di rango superiore (id est: delle norme che nella gerarchia delle fonti occupano una posizione superiore, quanto a forza e valore), è affermata in giurisprudenza da tempo risalente e costituisce anch’essa - ormai - jus receptumnell’Ordinamento (Cfr. CS, IV^, n.8280/2003)
1.3. Con il terzo motivo di gravame il Comune di Baiano lamenta l’ingiustizia della sentenza per omessa pronunzia su un punto decisivo del ricorso, deducendo che il T.A.R. non ha tenuto in alcuna considerazione l’’eccezione’ sollevata dall’Amministrazione in ordine alla rilevata carenza di documentazione posta a corredo dell’istanza con cui la Vodafone Omnitel ha chiesto l’autorizzazione all’installazione dell’impianto per cui è causa.
L’Amministrazione comunale si duole del fatto che, a suo avviso, la sentenza non ha affrontato la questione dell’asserita violazione dell’art.8 del Regolamento comunale, che stabilisce che coloro che chiedono l’autorizzazione per l’installazione di “stazioni radio base” (o di impianti di telefonia mobile) devono presentare al Comune, entro il 30 ottobre di ogni anno, un “piano-programma” dei nuovi impianti; ciò che la Vodafone Omnitel non ha fatto.
Anche tale doglianza non merita accoglimento.
1.3.1. Va preliminarmente osservato, al riguardo, che il diniego opposto dall’Amministrazione (alla richiesta della Vodafone Omnitel) con le impugnate note provvedimentali (prott. n.688 e n. 697 del 24.1.2012 e n.2891 del 5.4.2012) non si basa, neanche in parte, sulla ragione sopra indicata: nelle note richiamate, infatti, il Comune di Baiano non ha fatto alcun riferimento, nel negare l’autorizzazione, al mancato deposito del “piano-programma” (atto che peraltro si sarebbe potuto richiedere ed acquisire nel corso del procedimento, posto che lo stesso provvedimento di diniego lo aveva prescritto e dunque lo consentiva).
Conseguentemente, neanche nel ricorso si faceva riferimento a tale questione.
Sicchè è evidente che l’’eccezione’ sollevata in primo grado dall’Amministrazione resistente - inammissibilmente volta ad estendere, con semplice memoria difensiva, il thema decidendum posto con il ricorso introduttivo - si connotava (e si connota) come una vera e propria “motivazione postuma”, perciostesso inidonea ad integrare quella originaria.
1.3.2. Considerato, comunque, che l’’eccezione’ in questione è stata riproposta in appello (questa volta come motivo di gravame, essendo adesso appellante l’Amministrazione che nel precedente grado di giudizio era resistente), appare opportuno pronunziarsi su essa, al fine di affermare la sostanziale correttezza sul piano logico-giuridico del (seppur molto sintetico) giudizio emesso dal Giudice di primo grado, e della sua condotta processuale.
Dall’appellata sentenza emerge con sufficiente chiarezza - invero - che la specifica questione (della mancata acquisizione, in sede procedimentale, del piano-programma; e della maggior o minor rilevanza di tale vizio procedimentale), è compresa - e dunque ben poteva restare ‘assorbita’ - nella più generale e pervasiva questione affrontata dal Giudice di primo grado.
E’ infatti evidente che una volta ritenuto meritevole di accoglimento il motivo di gravame con cui la società ricorrente lamentava la illegittimità dell’art.3 del Regolamento comunale, ed una volta annullato (previa disapplicazione della norma regolamentare in questione) l’impugnato diniego, ma - si sottolinea - essendo stati fatti “salvi i successivi provvedimenti” da adottare al fine di proseguire e concludere il procedimento, non v’era alcuna ulteriore ragione per affrontare la questione della mancata acquisizione, in sede procedimentale, del ‘piano-programma’ (acquisizione ancora possibile, secondo il dispositivo della sentenza).
“Risolta” - cioè - in modo tranciante la prima assorbente questione, non v’era luogo per affrontare l’altra, rimastaimpregiudicata.
E ciò a maggior ragione in quanto anche l’impugnato diniego era stato adottato dal Comune di Baiano con una “formula di riserva” (“ferma in ogni caso l’acquisizione di pareri, nulla osta e quant’altro previsto dalla legge”), che lasciava impregiudicata (già in sede procedimentale) la questione; e che il T.A.R. non ha fatto altro che confermare con l’analoga formula condizionante (“salvi i successivi provvedimenti dell’Amministrazione”) sopra indicata.
Posto, dunque, che la facoltà di produrre il ‘piano-programma’ era (ed è) rimasta impregiudicata e che anche il potere dell’Amministrazione di acquisirlo non è stato (e non poteva considerarsi, al momento della proposizione del ricorso innanzi al competente T.A.R.) ‘consumato’ (e che pertanto nessuna preclusione in pregiudizio di alcuna delle parti si era definitivamente perfezionata), non appare revocabile in dubbio che il Giudice di primo grado non era in alcun modo tenuto ad affrontare la questione.
E che se lo avesse fatto si sarebbe esposto alla critica di ultrapetizione.
2. In considerazione delle superiori osservazioni, il ricorso dell’Amministrazione appellante va respinto.
Alla soccombenza dell’appellante non può che seguire - in mancanza di esimenti che non è dato ravvisare - la sua condanna al pagamento delle spese processuali relative al presente grado di giudizio; spese che si liquidano come da dispositivo.
P.Q.M.
Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Terza), respinge l’appello.
Condanna l’Amministrazione appellante al pagamento delle spese processuali, nella misura di €.1500,00, oltre i.v.a., c.p.a. e spese generali dovute ex lege.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'Autorità amministrativa.
Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 9 aprile 2015 con l'intervento dei Signori Magistrati:
Gianpiero Paolo Cirillo, Presidente
Carlo Deodato, Consigliere
Bruno Rosario Polito, Consigliere
Angelica Dell'Utri, Consigliere
Carlo Modica de Mohac, Consigliere, Estensore
 
 
 
 
 
 

mercoledì 4 novembre 2015

TAR Lombardia conferma il Piano Antenne di Sesto San Giovanni


Sentenza del TAR della Lombardia

di fatto conferma la validità del diniego alla installazione di una stazione radiobase che si voleva costruire in un'area definita sensibile e quindi vietata,   secondo il Piano comunale delle antenne

domenica 1 novembre 2015

No ad un'antenna da installare su un parco giochi !



Consiglio di Stato, Sez. III, n. 4188, del 8 settembre 2015
Elettrosmog.   Legittimità diniego d’installazione di antenne per telecomunicazioni all’interno di un sito sensibile: area a verde attrezzato (parco, gioco).


Non pare irragionevole né illegittima la previsione del Regolamento Edilizio Comunale di Venezia, in una con quella, di indirizzo, della Circolare Regionale Veneto n. 12 del 12.7.2001, di annoverare tra i siti sensibili le aree ricomprese a verde attrezzato (parco giochi), atteso che tali aree possono esporre gli utenti e, in particolare, utenti particolarmente sensibili, bambini in tenera età, adolescenti, persone disabili che frequentino tali aree ludico-ricreative, all’emissione, prolungata e ravvicinata, di onde potenzialmente nocive per la loro salute. Del tutto indimostrato e apodittico, del resto, è il contrario assunto dell’appellante, secondo cui la permanenza delle persone in tali aree è assolutamente saltuaria e, spesso, per una durata inferiore alle quattro ore giornaliere, poiché la quotidiana esperienza insegna, quasi come fatto notorio, che tali aree adibite a verde pubblico e/o sportive attrezzate sono luogo di ritrovo frequente e prolungato per larghi strati della popolazione e, in particolare, per quelli che hanno minori possibilità di ritrovo in altre aree private a ciò dedicate e, soprattutto, per quegli utenti bambini, adolescenti, persone diversamente abili, e via dicendo, che hanno minori possibilità di socializzazione/ricreazione, per le più diverse ragioni, in altri luoghi di svago protetti e non aperti. (Segnalazione e massima a cura di F. Albanese)
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lunedì 21 settembre 2015

Sentenza mezzo-positiva del Consiglio di Stato contro telefonia

Qui di fatto dà ragione al comune che aveva adottato un Piano Antenne, ma , secondo i giudici - in contrasto con altre sentenze del consiglio di stato ! - asseriscono che il Piano può funzionare solo per il 'decoro urbanistico' e non per la 'radioprotezione'!

Si conferma che nella lotta alle antenne bisogna tirar fuori anche aspetti di pura urbanistica.



Consiglio di Stato, Sez. III, n. 3224, del 26 giugno 2015
Elettrosmog.Legittimità diniego realizzazione di una stazione radio base per telefonia mobile
E’ principio generale in giurisprudenza che l’Amministrazione non consumi con il decorrere del tempo il potere comunque di adottare un atto espresso, in autotutela, quale nella fattispecie l’imputato atto di diniego definitivo adottato a breve distanza di tempo, anche se l’ordinamento lo pretende ab initio con riguardo a istanza sì di parte ma che richiede in ogni caso un tempestivo riscontro formale, positivo o negativo che sia, senza però far venir meno la legittimità di provvedimenti assunti successivamente su fattispecie ancora non definitive. Quanto poi al potere pianificatorio di introdurre criteri localizzativi degli impianti di telecomunicazione (nel caso di telefonia mobile), la giurisprudenza ha affermato in generale che lo stesso non può tradursi in limiti di localizzazione per intere ed estese aree del territorio comunale, per di più indirizzati a scopi di radioprotezione, che esulano dalla sfera dei poteri assegnati ai Comuni. Rientra però nelle competenze comunali l’introduzione, sotto il profilo urbanistico, di regole anche a tutela di zone e beni di particolare pregio ambientale, paesaggistico o storico-artistico, e il Comune può adottare, attraverso il formale utilizzo degli strumenti di natura edilizio-urbanistica, misure che, escluso il generalizzato divieto di installazione delle stazioni radio base per telefonia cellulare in tutte le zone territoriali omogenee, misure tipicamente urbanistiche (distanze, altezze, ecc…), funzionali al governo del territorio. (Segnalazione e massima a cura di F. Albanese)