martedì 20 aprile 2021

Installazione di nuove antenne: ecco come proteggersi




dalla associazione AMICA arriva il contributo del Dr Giuseppe Teodoro che ha predisposto un fac simila di PEC o Raccomandata da inviare una DIFFIDA al Comune in merito alla installazione di un antenna di 5G (o altra tecnologia).


link


https://www.infoamica.it/proteggersi/?fbclid=IwAR25Cp43lQWgwLoC5stkVpNRfvnoNFcFU83zI2J7rc8dawlqb8c1DTkY3D0



domenica 11 aprile 2021

TAR del Friuli VG contro il Comune di Udine per il 5G

 



E’ vero che al regolamento comunale è affidata, dall’art. 16 della L.R. 18/3/2011 n. 3, la programmazione delle stazioni radio base installabili sul territorio comunale, con una disciplina che, anche graficamente, indica l’ubicazione dei nuovi impianti. Il regolamento è aggiornato quando sia necessario individuare una diversa localizzazione degli impianti (10° comma) ed, allo scopo, il seguente art. 17 impone agli operatori di evidenziare, nei loro programmi di sviluppo “l’individuazione degli impianti esistenti” “le previsioni di aree per le nuove localizzazioni” nonché “le proposte di modifica di quelli esistenti”.

Il Regolamento subordina l'installazione e la modifica degli impianti di telefonia mobile alla presentazione di una SCIA corredata del parere favorevole dell'ARPA sul rispetto dei limiti di esposizione, dei valori di attenzione e degli obiettivi di qualità di cui alla L. n. 36/2001 con riferimento alle emissioni elettromagnetiche (articolo 7); e reca l’indirizzo ad utilizzare la migliore tecnologia disponibile e praticabile al momento dell'intervento per ridurre al livello più basso possibile i campi elettromagnetici (articolo 9).


Invece, non spetta al regolamento comunale disciplinare le tecnologie applicate dai gestori né le frequenze di cui essi sono assegnatari al livello nazionale. Il regolamento conferma che gli unici limiti da rispettare sono quelli determinati ai sensi della L. n. 36/2001 e che la relativa verifica spetta esclusivamente all'ARPA.

Né potrebbe essere diversamente spettando allo Stato, ai sensi dell'articolo 3 L. n. 36/2001, la determinazione dei limiti di esposizione, dei valori di attenzione e degli obiettivi di qualità, e non potendo il Comune, in nessun caso, introdurre limiti che vadano a sovrapporsi o a condizionare l’attuazione del piano nazionale di ripartizione delle frequenze e la transizione al 5G mediante l’assegnazione dei diritti d’uso delle relative frequenze (per tacere dell’attuazione delle politiche europee di sviluppo del 5G

Gli Enti locali non sono titolari di alcuna potestà normativa in ordine alla determinazione di criteri, maggiormente limitativi o rigidi, di valutazione della soglia di inquinamento elettromagnetico o alla introduzione di divieti generali o di misure generali interdittive a contenuto radioprotezionistico (cfr. la sentenza di questo Tribunale 19/01/2017, n. 24).

Di tutto ciò si ha ulteriore conferma dalla recente modifica (dettata dall' art. 38, comma 6, D.L. 16 luglio 2020, n. 76, convertito, con modificazioni, dalla L. 11 settembre 2020, n. 120) del comma 6 dell’art. 8 della legge 36/2001, il quale ora prevede che “I comuni possono adottare un regolamento per assicurare il corretto insediamento urbanistico e territoriale degli impianti e minimizzare l'esposizione della popolazione ai campi elettromagnetici con riferimento a siti sensibili individuati in modo specifico, con esclusione della possibilità di introdurre limitazioni alla localizzazione in aree generalizzate del territorio di stazioni radio base per reti di comunicazioni elettroniche di qualsiasi tipologia e, in ogni caso, di incidere, anche in via indiretta o mediante provvedimenti contingibili e urgenti, sui limiti di esposizione a campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici, sui valori di attenzione e sugli obiettivi di qualità, riservati allo Stato ai sensi dell'articolo 4”.

TAR Friuli V.G. Sez. I n. 63 del 25 febbraio 2021
Elettrosmog.5G limiti di esposizione valori di atenzione ed obiettivi di qualità    

Spetta allo Stato, ai sensi dell'articolo 3 L. n. 36/2001, la determinazione dei limiti di esposizione, dei valori di attenzione e degli obiettivi di qualità, e non potendo il Comune, in nessun caso, introdurre limiti che vadano a sovrapporsi o a condizionare l’attuazione del piano nazionale di ripartizione delle frequenze e la transizione al 5G mediante l’assegnazione dei diritti d’uso delle relative frequenze (per tacere dell’attuazione delle politiche europee di sviluppo del 5G). Gli Enti locali non sono titolari di alcuna potestà normativa in ordine alla determinazione di criteri, maggiormente limitativi o rigidi, di valutazione della soglia di inquinamento elettromagnetico o alla introduzione di divieti generali o di misure generali interdittive a contenuto radioprotezionistico


Pubblicato il 25/02/2021

N. 00063/2021 REG.PROV.COLL.

N. 00347/2020 REG.RIC.

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Friuli Venezia Giulia

(Sezione Prima)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

ex art. 60 cod. proc. amm.;
sul ricorso numero di registro generale 347 del 2020, integrato da motivi aggiunti, proposto da
Wind Tre S.p.A., in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentata e difesa dall'avvocato Giuseppe Sartorio, con domicilio digitale come da PEC da Registri di Giustizia;

contro

Comune di Udine, in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentato e difeso dagli avvocati Riccarda Faggiani, Giangiacomo Martinuzzi e Giuseppe Sbisa', con domicilio digitale come da PEC da Registri di Giustizia;

per l'annullamento, previa sospensione dell’esecuzione,

- quanto al ricorso introduttivo:

della nota PG/E 0102209/2020 del 23.92020 del Responsabile dell'Area Pianificazione Urbanistica, Edilizia Privata e LL.PP. con la quale, in relazione alla SCIA presentata da Wind Tre ai sensi del D.LGS. n. 259/03 per l'adeguamento tecnologico del preesistente impianto per la telefonia mobile (cod. sito UD120 “Via Redipuglia”), è stato ingiunto di non proseguire i lavori;

di ogni altro atto presupposto, connesso e/o consequenziale, ivi incluso, ove occorrer possa, del Regolamento comunale per la telefonia mobile approvato con Delibera consiliare n. 74 del 4 novembre 2013;

- quanto ai motivi aggiunti:

della delibera di Consiglio Comunale n. 79 del 14.12.2020, nella parte in cui vieta la tecnologia 5G, e ogni altro atto ad essa presupposto, connesso e/o conseguenziale.


Visti il ricorso, i motivi aggiunti e i relativi allegati;

Visto l'atto di costituzione in giudizio del Comune di Udine;

Visto l’art. 25 del D.L. 28.10.2020, n. 137, convertito in L. 18.12.2020, n. 176;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore - nella camera di consiglio del giorno 24 febbraio 2021, svolta in videoconferenza con collegamenti da remoto - il dott. Lorenzo Stevanato e uditi per le parti i difensori, anch’essi collegati in videoconferenza;


Considerato quanto segue.

Il giudizio può essere definito con sentenza in forma semplificata, emessa ai sensi dell'art. 60 cod. proc. amm., stante l'integrità del contraddittorio e la completezza dell’istruttoria, nonché la mancata enunciazione di cause oppositive ai sensi dello stesso art. 60 c.p.a.

Con il ricorso all’esame viene impugnato il provvedimento comunale con cui è stata inibita alla ricorrente società Wind Tre, concessionaria del servizio pubblico di telefonia cellulare, la realizzazione di un intervento di adeguamento tecnologico 5G di un impianto preesistente, per il quale aveva acquisito il parere radioprotezionistico favorevole dell’ARPA. La motivazione del provvedimento comunale, recante l’arresto procedimentale della SCIA presentata dalla ricorrente, poggia sul rilievo che la nuova tecnologia 5G non è contemplata dal regolamento comunale per la telefonia mobile, approvato con delibera consiliare 4.11.2013, n. 74.

A sostegno del ricorso si deducono più censure di violazione di legge, in particolare della legge n. 241/1990 (art. 10bis) del d.lgs. n. 259/2003 (art. 87bis), del D.L. 18/2020 (art. 82, comma 2), nonché eccesso di potere, nell’assunto che l’Amministrazione comunale non può opporsi all’introduzione di nuove tecnologie di comunicazione elettronica invocando il fatto che esse non sono previste dal regolamento comunale.

Con motivi aggiunti, successivamente proposti, la ricorrente ha impugnato la delibera del Consiglio Comunale n. 79 del 14.12.2020, nella parte in cui, pur se riferita al piano di sviluppo degli impianti della concorrente società Iliad, reca il divieto generalizzato di utilizzare la tecnologia 5G. A tale clausola della deliberazione la ricorrente estende le censure svolte con il ricorso introduttivo.

L’Amministrazione comunale, costituitasi in giudizio, ha eccepito che il ricorso sarebbe inammissibile per acquiescenza, in quanto la ricorrente non aveva espresso alcuna riserva allorquando ha presentato in data 8.3.2020 l’aggiornamento del piano di sviluppo, che non indicava espressamente la controversa nuova tecnologia.

Nel merito ha controdedotto alle censure avversarie.

Il Collegio, relativamente all’anzidetta eccezione di inammissibilità del ricorso, la reputa non fondata in quanto, affinché vi sia acquiescenza, è necessario che sia stata manifestata una chiara ed incondizionata volontà di accettare gli effetti di un provvedimento, mentre nella specie, anzitutto, nessun provvedimento o atto regolamentare reca il divieto della tecnologia 5G e, comunque, la ricorrente aveva indicato nell’aggiornamento del piano di sviluppo della rete la “riconfigurazione” degli impianti anche “per l’inserimento di nuove tecnologie”.

Nel merito, il ricorso ed i motivi aggiunti sono fondati.

Secondo l’Amministrazione, se il regolamento comunale non prevede la nuova tecnologia 5G, questa non può essere applicata agli impianti esistenti (attraverso la loro riconfigurazione) a prescindere dal contributo all’inquinamento elettromagnetico che la nuova tecnologia possa recare (che nel caso è escluso dal parere dell’ARPA).

Il che vale a dire che la disciplina recata dal regolamento comunale della telefonia mobile esaurisce ed assorbe tutti gli aspetti, non solo localizzativi o di contenimento delle emissioni, ma anche quelli relativi alle nuove tecnologie ed alle bande di frequenze assegnate in uso ai gestori al livello nazionale.

In realtà non è così.

E’ vero che al regolamento comunale è affidata, dall’art. 16 della L.R. 18/3/2011 n. 3, la programmazione delle stazioni radio base installabili sul territorio comunale, con una disciplina che, anche graficamente, indica l’ubicazione dei nuovi impianti. Il regolamento è aggiornato quando sia necessario individuare una diversa localizzazione degli impianti (10° comma) ed, allo scopo, il seguente art. 17 impone agli operatori di evidenziare, nei loro programmi di sviluppo “l’individuazione degli impianti esistenti” “le previsioni di aree per le nuove localizzazioni” nonché “le proposte di modifica di quelli esistenti”.

Il Regolamento subordina l'installazione e la modifica degli impianti di telefonia mobile alla presentazione di una SCIA corredata del parere favorevole dell'ARPA sul rispetto dei limiti di esposizione, dei valori di attenzione e degli obiettivi di qualità di cui alla L. n. 36/2001 con riferimento alle emissioni elettromagnetiche (articolo 7); e reca l’indirizzo ad utilizzare la migliore tecnologia disponibile e praticabile al momento dell'intervento per ridurre al livello più basso possibile i campi elettromagnetici (articolo 9).

Invece, non spetta al regolamento comunale disciplinare le tecnologie applicate dai gestori né le frequenze di cui essi sono assegnatari al livello nazionale. Il regolamento conferma che gli unici limiti da rispettare sono quelli determinati ai sensi della L. n. 36/2001 e che la relativa verifica spetta esclusivamente all'ARPA.

Né potrebbe essere diversamente spettando allo Stato, ai sensi dell'articolo 3 L. n. 36/2001, la determinazione dei limiti di esposizione, dei valori di attenzione e degli obiettivi di qualità, e non potendo il Comune, in nessun caso, introdurre limiti che vadano a sovrapporsi o a condizionare l’attuazione del piano nazionale di ripartizione delle frequenze e la transizione al 5G mediante l’assegnazione dei diritti d’uso delle relative frequenze (per tacere dell’attuazione delle politiche europee di sviluppo del 5G).

Gli Enti locali non sono titolari di alcuna potestà normativa in ordine alla determinazione di criteri, maggiormente limitativi o rigidi, di valutazione della soglia di inquinamento elettromagnetico o alla introduzione di divieti generali o di misure generali interdittive a contenuto radioprotezionistico (cfr. la sentenza di questo Tribunale 19/01/2017, n. 24).

Di tutto ciò si ha ulteriore conferma dalla recente modifica (dettata dall' art. 38, comma 6, D.L. 16 luglio 2020, n. 76, convertito, con modificazioni, dalla L. 11 settembre 2020, n. 120) del comma 6 dell’art. 8 della legge 36/2001, il quale ora prevede che “I comuni possono adottare un regolamento per assicurare il corretto insediamento urbanistico e territoriale degli impianti e minimizzare l'esposizione della popolazione ai campi elettromagnetici con riferimento a siti sensibili individuati in modo specifico, con esclusione della possibilità di introdurre limitazioni alla localizzazione in aree generalizzate del territorio di stazioni radio base per reti di comunicazioni elettroniche di qualsiasi tipologia e, in ogni caso, di incidere, anche in via indiretta o mediante provvedimenti contingibili e urgenti, sui limiti di esposizione a campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici, sui valori di attenzione e sugli obiettivi di qualità, riservati allo Stato ai sensi dell'articolo 4”.

Per le considerazioni che precedono, il ricorso ed i motivi aggiunti vanno accolti.

Le spese del giudizio possono essere compensate attesa la novità della questione.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Friuli Venezia Giulia (Sezione Prima), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie e per l’effetto annulla il provvedimento impugnato, indicato in epigrafe, nonché la delibera del Consiglio Comunale n. 79 del 14.12.2020, nella parte in cui reca il divieto di impiego della tecnologia 5G.

Spese del giudizio compensate.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.

Così deciso in Trieste nella camera di consiglio del giorno 24 febbraio 2021 con l'intervento dei magistrati:

Oria Settesoldi, Presidente

Manuela Sinigoi, Consigliere

Lorenzo Stevanato, Consigliere, Estensore

Consiglio di Stato contro emittente Radio per la attuazione del principio di Precauzione

 

...


dover dare piena e concreta attuazione al principio di precauzione di cui all'art. 191 TFUE (ex art. 174 del TCE) che con rifermento alla materia dell'ambiente, mentre al comma 1 

...



Cass. civ. Sez. II n. 6897 del 11 marzo 2021 (ud. 26 gen 2021)
Pres. Gorjan Est. Criscuolo Ric. Comune Romano S'Ezzelino
Elettrosmog.Livelli di emissione

L'esigenza di adottare le soluzioni ispirate al principio di precauzione legittima l'interpretazione secondo cui ai fini dell'applicazione dei più rigorosi livelli di emissione non sia necessario il riscontro di un'effettiva ed attuale utilizzazione da parte delle persone degli edifici rispetto ai quali deve essere misurato il livello di emissioni, ma che sia sufficiente la sola potenziale destinazione del bene, a prescindere dalla sua poi concreta utilizzazione in conformità della destinazione (segnalazione Ing. M. Federici)


RAGIONI IN FATTO ED IN DIRITTO DELLA DECISIONE

1. A seguito di accertamenti effettuati nel territorio del Comune di Romano D'Ezzelino tra la primavera e l'estate 2007, l'Arpav - sezione di Vicenza rilevava che i valori di cautela per le emissioni elettromagnetiche stabiliti dal D.M. Ambiente d'intesa con il Ministero della Sanità del 10 settembre 1998, n. 381, come recepiti dalla Regione Veneto con provvedimento n. 5285/98, erano superati dalla stazione radio operante sulla frequenza (OMISSIS) Mhz, appartenente alla Nuova Radio S.p.A., in località (OMISSIS), nei pressi dell'ex trattoria (OMISSIS).

Dopo aver avvertito la società della violazione, assegnando alla stessa 180 giorni per rientrare nei limiti e nei valori di cautela, riscontrato il mancato adeguamento ai parametri di cautela e la non ottemperanza all'ordine di riduzione a conformità, l'Arpav il 2.08.2006 notificava alla società radio emittente il verbale di accertamento/contestazione dell'illecito amministrativo n. prot. (OMISSIS), informandone anche il Comune di Romano D'Ezzelino per gli opportuni adempimenti.

Esaurita la fase procedimentale con la società emittente, il Comune di Romano D'Ezzelino emetteva ordinanza ingiunzione n. 36 del 13.09.2007, con la quale ingiungeva a Nuova Radio S.p.A., in qualità di proprietaria di Radio 24, operante sulla frequenza (OMISSIS) Mhz, il pagamento della somma pari ad Euro 25.822,84, oltre spese di procedimento e notifica.

L'ingiunzione era irrogata per la violazione del D.L. n. 5 del 2001, art. 2, comma 2 convertito nella L. n. 66 del 2001, in relazione all'inottemperanza dell'ordine di riduzione a conformità delle emissioni elettromagnetiche generate dall'emittente come da provvedimento della Regione Veneto del 05.10.2001 n. 14703/50.02 adottato a seguito degli accertamenti Arpav del 04.04.2001 e del 31.07.01 nonchè successiva relazione tecnica d.d. 28.09.2001.

Nuova Radio S.p.A. con ricorso L. n. 689 del 1981, ex art. 22 proponeva opposizione avverso l'ordinanza di ingiunzione. L'emittente radio deduceva: a) violazione del principio di legalità L. n. 689 del 1981, ex art. 1; b) violazione della L. n. 36 del 2001, art. 8; c) mancata immediata contestazione della violazione; d) nullità per violazione della L. n. 689 del 1981, art. 18; e) carenza istruttoria e conseguente violazione della L. n. 689 del 1981, artt. 13 e 15; f) violazione della L. n. 689 del 1981, artt. 13 e 15; g) prescrizione dell'illecito L. n. 689 del 1981, ex art. 28 e concludeva chiedendo previa sospensione dell'esecuzione dell'ordinanza-ingiunzione, la dichiarazione di nullità della stessa.

Il Comune di Romano D'Ezzelino si costituiva nel giudizio di primo grado, resistendo all'opposizione e chiedendone il rigetto. Il Comune chiedeva inoltre preliminarmente di essere autorizzato a chiamare in causa l'Arpav, sostenendo che l'opposta ordinanza fosse direttamente dipendente dagli accertamenti svolti dall'ente regionale.

Dopo il rigetto dell'istanza di chiamata in causa del terzo, il Tribunale di Bassano del Grappa, in qualità di giudice istruttore, ammetteva l'interrogatorio formale del sindaco del Comune di Romano D'Ezzelino e la prova per testi articolata da ambedue le parti.

Quindi, Il Tribunale pronunciava la sentenza n. 527/10 depositata in data 20.10.2010, con la quale respingeva l'opposizione confermando integralmente l'ordinanza d'ingiunzione, condannando l'opponente alle spese di lite ivi liquidate.

Nuova Radio S.p.A., con appello ritualmente notificato, proponeva impugnazione avverso la citata sentenza di primo grado e richiedeva, in riforma della sentenza medesima, l'annullamento dell'ordinanza di ingiunzione del Responsabile del settore IV Urbanistica e gestione del territorio del Comune di Romano D'Ezzelino del 13.09.2007, con vittoria di spese, diritti ed onorari di entrambi i gradi di giudizio. L'appellante deduceva che la sentenza impugnata fosse priva di motivazione sia relativamente all'an che al quantum e reiterava le doglianze già formulate con l'opposizione sulle quali, a suo dire, il Giudice di primo grado non si sarebbe pronunciato. In particolare, l'appellante lamentava "carenza di istruttoria e conseguente violazione della L. n. 689 del 1981, artt. 13 e 15" in relazione all'applicazione del valore di attenzione 6 V/m stabilito per edifici adibiti a permanenza umana non inferiore a quattro ore in luogo del più ampio limite di 20 V/m, non superato dall'emittente (punto n. IV dell'atto di appello).

Il Comune di Romano D'Ezzelino si costituiva nel giudizio di appello contestando i motivi dell'impugnazione ed insistendo per il rigetto dell'appello, chiedeva la conferma della sentenza impugnata e vittoria di spese, diritti e onorari del grado. Con particolare riguardo alla censura n. IV dell'appellante, il Comune richiamava la motivazione della sentenza n. 527/2010 del Giudice di prime cure nella parte in cui affermava che "Nel caso di specie, invero, all'atto dell'esecuzione della prova fisica ad opera dell'Arpav, le misurazioni hanno preso correttamente a riferimento il parametro di 6 V/m all'interno dell'abitazione soprastante la trattoria (OMISSIS) in località (OMISSIS) in quanto tratta vasi di edificio a destinazione d'uso residenziale, destinato ad accogliere persone per non meno di quattro ore al giorno, indipendentemente dall'attualità di tale utilizzo. In ogni caso, il Sindaco del Comune di Romano D'Ezzelino, sentita all'udienza del 24.02.2009 ha confermato che sino al giugno 2004, quindi ben oltre il periodo degli accertamenti Arpav che hanno portato all'emissione dell'ordine di riduzione delle emissioni, la trattoria era abitata e da allora si notano ancora macchine parcheggiate nell'area adibita a parcheggio. La permanenza di tale destinazione risulta, inoltre, avvalorata dalla presenza attorno all'edificio in questione di una recinzione con sbarra di legno, segno evidente che la località non è stata abbandonata".

La Corte d'Appello di Venezia, sezione I civile, con sentenza n. 477/2017, depositata in data 01.03.2017, accoglieva l'appello avverso la sentenza n. 527/2010 del Tribunale di Bassano del Grappa, e per l'effetto annullava l'ordinanza opposta e condannava l'appellata alle spese di lite di entrambi i gradi. Secondo la Corte territoriale doveva ritenersi assorbente e dirimente il motivo di appello inerente l'asserita mancanza di prova "circa l'elemento fattuale presupposto per la corretta applicazione della norma di cui al D.M. n. 381 del 1998 come modificato dal D.P.C.M. 8 luglio 2003", e cioè l'assenza di prova circa l'effettiva permanenza, per più di quattro ore al giorno, di persone nel luogo oggetto delle misurazioni di cui all'ordinanza-ingiunzione impugnata. Il Giudice d'appello riteneva, dunque, che il precetto normativo che impone il valore di 6 V/m per gli edifici adibiti a permanenza di almeno quattro ore debba essere interpretato come un valore da applicarsi esclusivamente a luoghi in cui vi sia prova della effettiva permanenza di persone per almeno quattro ore.

2. Per la cassazione di tale sentenza ha proposto ricorso il Comune di Romano D'Ezzelino sulla base di due motivi.

Il Sole 24 ORE S.p.A., già Nuova Radio S.p.A., ha resistito con controricorso.

Entrambe le parti hanno depositato memorie ex art. 378 c.p.c.

3. Con il primo motivo di ricorso si denuncia la violazione o falsa applicazione del D.M. dell'Ambiente d'intesa con il ministero della sanità 10 settembre 1998, n. 381, del D.P.C.M. 8 luglio 2003, dell'art. 174, paragrafo 2 del Trattato UE e dell'art. 113 c.p.c.

Con il secondo motivo di ricorso si denuncia l'omesso esame circa un fatto decisivo per la controversia che è stato oggetto di discussione tra le parti: travisamento delle emergenze istruttorie, omesso riscontro di fatti comprovanti effettiva presenza umana nei luoghi delle misurazioni, desumibile da deposizioni testimoniali, in particolare delle deposizioni del Sindaco e del teste B.M.L., nonchè degli atti e documenti di causa.

4. Ad avviso del Collegio il primo motivo è fondato.

In tal senso risulta corretta la ricostruzione del quadro normativo di riferimento, come operato dal ricorrente, e sostanzialmente condiviso anche dal giudice di appello.

Il D.M. n. 381 del 1998, art. 4 - Regolamento recante norme per la determinazione dei tetti di radiofrequenza compatibili con la salute umana - emesso ai sensi della delega contenuta nella L. n. 249 del 1997, art. 1, comma 6 mentre al comma 1 dispone che:

"1. Fermi restando i limiti di cui all'art. 3, la progettazione e la realizzazione dei sistemi fissi delle telecomunicazioni e radiotelevisivi operanti nell'intervallo di frequenza compresa fra 100 kHz e 300 GHz e l'adeguamento di quelle preesistenti, deve avvenire in modo da produrre i valori di campo elettromagnetico più bassi possibile, compatibilmente con la qualità del servizio svolto dal sistema stesso al fine di minimizzare l'esposizione della popolazione";

al comma 2 precisa che:

"2. Per i fini di cui al precedente comma 1, in corrispondenza di edifici adibiti a permanenze non inferiori a quattro ore non devono essere superati i seguenti valori, indipendentemente dalla frequenza, mediati su un'area equivalente alla sezione verticale del corpo umano e su qualsiasi intervallo di sei minuti: 6 V/m per il campo elettrico, 0,016 A/m per il campo magnetico intesi come valori efficaci e, per frequenze comprese tra 3 Mhz e 300 GHz, 0,10 W/m2 per la densità di potenza dell'onda piana equivalente".

E' successivamente intervenuta la L. n. 36 del 2001, la cui finalità, come esplicitata dall'art. 1 è:

"Finalità della legge.

1. La presente legge ha lo scopo di dettare i principi fondamentali diretti a: a) assicurare la tutela della salute dei lavoratori, delle lavoratrici e della popolazione dagli effetti dell'esposizione a determinati livelli di campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici ai sensi e nel rispetto dell'art. 32 Cost.; b) promuovere la ricerca scientifica per la valutazione degli effetti a lungo termine e attivare misure di cautela da adottare in applicazione del principio di precauzione di cui all'art. 174, paragrafo 2, del trattato istitutivo dell'Unione Europea; c) assicurare la tutela dell'ambiente e del paesaggio e promuovere l'innovazione tecnologica e le azioni di risanamento volte a minimizzare l'intensità e gli effetti dei campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici secondo le migliori tecnologie disponibili."

Il successivo art. 3 dispone poi che:

"1. Ai fini dell'applicazione della presente legge si assumono le seguenti definizioni:

a) esposizione: è la condizione di una persona soggetta a campi elettrici, magnetici, elettromagnetici, o a correnti di contatto, di origine artificiale;

b) limite di esposizione: è il valore di campo elettrico, magnetico ed elettromagnetico, considerato come valore di immissione, definito ai fini della tutela della salute da effetti acuti, che non deve essere superato in alcuna condizione di esposizione della popolazione e dei lavoratori per le finalità di cui all'art. 1, comma 1, lett. a);

c) valore di attenzione: è il valore di campo elettrico, magnetico ed elettromagnetico, considerato come valore di immissione, che non deve essere, superato negli ambienti abitativi, scolastici e nei luoghi adibiti a permanenze prolungate per le finalità di cui all'art. 1, comma 1, lett. b) e c). Esso costituisce misura di cautela ai fini della protezione da possibili effetti a lungo termine e deve essere raggiunto nei tempi e nei modi previsti dalla legge;

d) obiettivi di qualità sono:

1) i criteri localizzativi, gli standard urbanistici, le prescrizioni e le incentivazioni per l'utilizzo delle migliori tecnologie disponibili, indicati dalle leggi regionali secondo le competenze definite dall'art. 8;

2) i valori di campo elettrico, magnetico ed elettromagnetico, definiti dallo Stato secondo le previsioni di cui all'art. 4, comma 1, lett. a), ai fini della progressiva miticizzazione dell'esposizione ai campi medesimi;

e) elettrodotto: è l'insieme delle linee elettriche, delle sottostazioni e delle cabine di trasformazione;

f) esposizione dei lavoratori e delle lavoratrici: è ogni tipo di esposizione dei lavoratori e delle lavoratrici che, per la loro specifica attività lavorativa, sono esposti a campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici;

g) esposizione della popolazione: è ogni tipo di esposizione ai campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici. ad eccezione dell'esposizione di cui alla lett. f) e di quella intenzionale per scopi diagnostici o terapeutici;

h) stazioni e sistemi o impianti radioelettrici: sono uno o più trasmettitori, nonchè ricevitori, o un insieme di trasmettitori e ricevitori, ivi comprese le apparecchiature accessorie, necessari in una data postazione ad assicurare un servizio di radiodiffusione, radiocomunicazione o radioastronomia,

i) impianto per telefonia mobile: è la stazione radio di terra del servizio di telefonia mobile, destinata al collegamento radio dei terminali mobili con la rete del servizio di telefonia mobile;

I) impianto fisso per radiodiffusione: è la stazione di terra per il servizio di radiodiffusione televisiva o radiofonica.

A dare concreta attuazione a tale legge è infine intervenuto il D.P.C.M. 8 luglio 2003 il cui art. 1 recita:

"Campo di applicazione.

1. Le disposizioni del presente decreto fissano i limiti di esposizione e i valori di attenzione per la prevenzione degli effetti a breve termine e dei possibili effetti a lungo termine nella popolazione dovuti alla esposizione ai campi elettromagnetici generati da sorgenti fisse con frequenza compresa tra 100 kHz e 300 GHz. Il presente decreto fissa inoltre gli obiettivi di qualità, ai fini della progressiva minimizzazione della esposizione ai campi medesimi e l'individuazione delle tecniche di misurazione dei livelli di esposizione.

2. I limiti di esposizione, i valori di attenzione e gli obiettivi di qualità di cui al presente decreto non si applicano ai lavoratori esposti per ragioni professionali oppure per esposizioni a scopo diagnostico o terapeutico.

L'art. 3, così recita:

"3. Limiti di esposizione e valori di attenzione.

1. Nel caso di esposizione a impianti che generano campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici con frequenza compresa tra 100 kHz e 300 GHz non devono essere superati i limiti di esposizione di cui alla tabella 1 dell'allegato B, intesi come valori efficaci.

2. A titolo di misura di cautela per la protezione da possibili effetti a lungo termine eventualmente connessi con le esposizioni ai campi generati alle suddette frequenze all'interno di edifici adibiti a permanenze non inferiori a quattro ore giornaliere e loro pertinenze esterne, che siano fruibili come ambienti abitativi quali balconi, terrazzi e cortili esclusi i lastrici solari, si assumono i valori di attenzione indicati nella tabella 2 all'allegato B.

3. I valori di cui ai commi 1 e 2 presente articolo devono essere mediati su un'area equivalente alla sezione verticale del corpo umano e su qualsiasi intervallo di sei minuti."

Il successivo art. 4 specifica che:

"Art. 4. Obiettivi di qualità.

1. Ai fini della progressiva minimizzazione della esposizione ai campi elettromagnetici, i valori di immissione dei campi oggetto del presente decreto, calcolati o misurati all'aperto nelle aree intensamente frequentate, non devono superare i valori indicati nella tabella 3 dell'allegato B. - Detti valori devono essere mediati su un'area equivalente alla sezione verticale del corpo umano e su qualsiasi intervallo di sei minuti. 2. Per aree intensamente frequentate si intendono anche superfici edificate ovvero attrezzate permanentemente per il soddisfacimento di bisogni sociali, sanitari e ricreativi."

Posto tale quadro normativo, la questione di diritto che pone il motivo in esame investe la corretta interpretazione del D.P.C.M. 8 luglio 2003, art. 3, comma 2 che a sua volta riprende l'analoga previsione di cui al D.M. n. 381 del 1998, art. 4 nella parte in cui fa riferimento al fine di determinare il corretto valore di attenzione, ad edifici adibiti a permanenze non inferiori a quattro ore giornaliere.

Infatti, mentre il giudice di appello ha opinato nel senso che la norma presupponesse un'effettiva ed attuale presenza di persone all'interno dell'edificio, la tesi invece propugnata dal Comune, e condivisa anche da altri precedenti della medesima Corte d'Appello che ha pronunciato la sentenza impugnata, addiviene alla conclusione che non sia necessaria un'effettiva utilizzazione dell'edificio in quanto in concreto ed attualmente adibito ad una presenza di esseri umani in maniera superiore alle quattro ore giornaliere, essendo invece rilevante ai fini della imposizione di un livello di emissioni inferiore, la sola possibilità che il bene immobile possa ricevere tale utilizzazione.

I giudici di appello, optando per una lettura meno restrittiva delle suddette norme, hanno quindi accolto l'opposizione, sul presupposto che le prove raccolte non consentivano di affermare che il bene fosse attualmente frequentato, e ciò sia in relazione alla trattoria posta al piano terra che in relazione all'appartamento collocato al livello superiore, in quanto al più si poteva sostenere la presenza sporadica e saltuaria di persone, a nulla rilevando il fatto, emerso dalle prove, che l'appartamento, sebbene non occupato al momento, fosse munito di arredi.

Reputa, invece il Collegio che, avuto riguardo alla formulazione delle previsioni richiamate, la loro interpretazione teleologica non possa che deporre nel senso che la lettera della norma, sebbene neutra quanto alla univoca indicazione della necessità di un utilizzo attuale del bene per un periodo superiore alle quattro ore giornaliere, debba invece condurre all'opzione ermeneutica che legittima la conclusione della sufficienza di una mera possibilità di utilizzo per un tempo superiore al detto limite giornaliero, per imporre i più rigorosi limiti previsti dalla normativa di riferimento.

Come puntualmente evocato dalle argomentazioni difensive del ricorrente, depone a favore di tale conclusione la necessità di dover dare piena e concreta attuazione al principio di precauzione di cui all'art. 191 TFUE (ex art. 174 del TCE) che con rifermento alla materia dell'ambiente, mentre al comma 1 recita che:

"1. La politica dell'Unione in materia ambientale contribuisce a perseguire i seguenti obiettivi:

- salvaguardia, tutela e miglioramento della qualità dell'ambiente,

- protezione della salute umana;

- utilizzazione accorta e razionale delle risorse naturali;

- promozione sul piano internazionale di misure destinate a risolvere i problemi dell'ambiente a livello regionale o mondiale e, in particolare, a combattere i cambiamenti climatici", al secondo prevede che:

"2. La politica dell'Unione in materia ambientale mira a un elevato livello di tutela, tenendo conto della diversità delle situazioni nelle varie regioni dell'Unione. Essa è fondata sui principi della precauzione e dell'azione preventiva, sul principio della correzione, in via prioritaria alla fonte, dei danni causati all'ambiente, nonchè sul principio "chi inquina paga."

L'esigenza di adottare le soluzioni ispirate al principio di precauzione legittima quindi la diversa interpretazione sostenuta dal ricorrente, secondo cui ai fini dell'applicazione dei più rigorosi livelli di emissione non sia necessario il riscontro di un'effettiva ed attuale utilizzazione da parte delle persone degli edifici rispetto ai quali deve essere misurato il livello di emissioni, ma che sia sufficiente la sola potenziale destinazione del bene, a prescindere dalla sua poi concreta utilizzazione in conformità della destinazione.

Trattasi di soluzione che, lungi dal determinare un abnorme impiego del principio dell'onere della prova, come invece opinato dal giudice di appello, essendo sempre onere di chi contesta l'illegittimità delle emissioni dimostrare la sia pur potenziale destinazione del bene a scopi ed utilizzi che giustificano la presenza di persone nei luoghi per un periodo superiore al limite temporale dettato dalle su indicate norme, assicura invece che vengano preservate anche le ragioni della pubblica salute, privilegiandosi un approccio prudenziale che preservi la salute della collettività, ed in particolare di chi potrebbe poi in concreto fare uso del bene.

Ad opinare diversamente, l'individuazione del limite di liceità delle emissioni sarebbe legato ad una serie di variabili quali ad esempio l'uso solo stagionale di un determinato bene, ovvero la scelta dell'occupante di spostarsi altrove per esigenze lavorative di carattere temporaneo, che inciderebbero, in maniera spesso non prevedibile sul livello delle emissioni consentite, soprattutto senza che sia immediatamente assicurata una corrispondenza tra detto livello e le esigenze precauzionali correlate all'uso, in questo caso in concreto, del bene stesso, mancando un meccanismo che permetta l'immediato adeguamento delle prime in relazione alle variazioni del secondo, con il concreto pericolo che a fronte di un'effettiva permanenza nel bene, l'occupante resti esposto a livelli di emissioni superiori a quelli che la legge prevede, sin quando la PA non assicuri l'adeguamento delle stesse al mutare della situazione fattuale.

Appare invece proprio in linea con il ricordato principio di precauzione, ancorare l'individuazione del livello emissioni consentito alla potenziale destinazione del bene, sicchè ove questa denoti una verosimile permanenza all'interno dell'edificio per un periodo superiore alle quattro ore giornaliere, si impone un più rigoroso livello di emissione in quanto idoneo a prevenire ogni possibile rischio per la salute di chi potrebbe in potenza venire ad occupare il bene.

La sentenza impugnata risulta quindi avere fornito un'erronea applicazione delle norme in esame, avendo escluso che ricorressero i presupposti per esigere un livello di emissione inferiore rispetto a quello effettivamente proveniente dall'impianto dell'opponente, facendo riferimento al riscontro della cessazione di fatto dell'utilizzo dell'edificio oggetto di causa ad uso trattoria ed appartamento, e va pertanto cassata. Il giudice di rinvio dovrà pertanto uniformarsi al seguente principio di diritto:

il D.P.C.M. 8 luglio 2003, art. 3 laddove prevede che nel caso di esposizione a impianti che generano campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici con frequenza compresa tra 100 kHz e 300 GHz non devono essere superati i limiti di esposizione di cui alla tabella 1 dell'allegato B, intesi come valori efficaci, ove al comma 2 fa riferimento alle esposizioni ai campi generati all'interno di edifici adibiti a permanenze non inferiori a quattro ore giornaliere e loro pertinenze esterne, che siano fruibili come ambienti abitativi quali balconi, terrazzi e cortili esclusi i lastrici solari, non richiede un'attuale e concreta adibizione del bene ad usi che determinino la permanenza oltre il suddetto limite orario giornaliero, ma, in ragione del principio di precauzione di matrice comunitaria, va letto nel senso che sia sufficiente anche una potenziale destinazione ad usi che prevedano, sempre in potenza, una permanenza per più di quattro ore al giorno.

5. L'accoglimento del primo motivo implica poi evidentemente l'assorbimento del secondo motivo di ricorso, che invece mirava a contestare la corretta valutazione delle risultanze istruttorie, quanto alla conclusione secondo cui non vi sarebbe prova di un'effettiva ed attuale utilizzazione del bene tale da richiedere un livello inferiore di emissione.

6. Il giudice del rinvio che si designa in una diversa sezione della Corte d'Appello di Venezia, provvederà anche sulle spese del presente giudizio.

P.Q.M.

La Corte accoglie il primo motivo di ricorso e, assorbito il secondo, cassa la sentenza impugnata con rinvio ad altra Sezione della Corte d'Appello di Venezia, che provvederà anche alla liquidazione delle spese del presente giudizio.
Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della Sezione seconda Civile, il 26 gennaio 2021.

domenica 7 febbraio 2021

TAR contro Sindaco

Le ordinanze contingibili e urgenti costituiscono strumenti apprestati dall'ordinamento per fronteggiare situazioni impreviste e di carattere eccezionale, per le quali sia impossibile o inefficace l'impiego dei rimedi ordinari, e si presentano quindi quali mezzi di carattere residuale, espressione di norme di chiusura del sistema, i cui tratti distintivi sono costituiti dall'atipicità, dalla valenza derogatoria rispetto agli strumenti ordinari, dalla particolare qualificazione sia della minaccia, sia del pericolo; tutti presupposti che, con riferimento all’installazione o l’adeguamento tecnologico di impianti di telefonia mobile, non sussistono, dal momento che la materia è compiutamente disciplinata dal D.Lgs. n.259/2003, il quale demanda alle Agenzie Regionali per la Protezione dell’Ambiente (ARPA) le valutazioni di tipo radioprotezionistico per l’accertamento dell’osservanza dei “valori soglia” definiti, a tutela della salute collettiva, dalla L.36/01 e dal DPCM 08.07.2003 





https://lexambiente.it/materie/elettrosmog/79-giurisprudenza-amministrativa-tar79/15418-elettorsmog-illegittimit%C3%A0-del-ricorso-alle-ordinanze-contingibili-e-urgenti-per-bloccare-o-sospendere-l%E2%80%99installazione-o-l%E2%80%99adeguamento-tecnologico-di-impianti-di-telefonia-mobile.html

venerdì 30 ottobre 2020

Richiesta di accesso agli atti

 Fac simile di domande da presentare a 


Comune


Regione


in merito alla sperimentazione del 5G


Fac simili proposti da R2020

giovedì 29 ottobre 2020

Dopo il Decreto Semplificazioni: cosa fare ?

 


Riportiamo qui due documenti prodotti da Arch Laura Masiero Presidente di APPLE che sono un contributo tecnico legale alle amministrazioni comunali che vogliono proteggere la salute della popolazione dai datti provenienti dai CEM.


Oltre ad una nota di lettura e commento del famoso articolo del decreto semplificazioni inserito per cercare di bloccare i sindaci 'virtuosi' c'è una lista di azioni di promuovere che non sono diverse da quanto proporsto prima dall'Avv S Bertone ma acnhe dalle tre associazioni (APPLE, ISDE, Associazione Italiana Elettrosensibili) che alcune settimane fa hanno inoltrato a centinaia di comuni italiani delle pec con istruzioni.


Note di commento

istruzioni

domenica 4 ottobre 2020

Consiglio di Stato: Antenna vicino alla scuola: ci vogliono le prove che fa male!

 La sentenza del Consiglio di Stato asserisce che l'azione 'popolare' non può determinare un'azione legale in quanto basata su considerazioni soggettive.

Viene cancellato anche il Regolamento comunale (Roma) che imponeva di non installare SRB entro 100 m da zone sensibili (scuola).

Forse è mancata una congrua evidenziazione scientifica che contesti le affermazione dell'ARPA?

Consiglio di Stato Sez., VI n. 5034 del 13 agosto 2020
Elettrosmog.Interesse ad agire da parte di privati in relazione ad installazione di una stazione radio base

Non può ritenersi sufficiente a radicare la legittimazione e l’interesse ad agire la mera circostanza della prossimità dell’opera infrastrutturale ad una scuola elementare,
dovendo essere per contro fornita la prova concreta (o quantomeno un principio di prova) del vulnus specifico inferto dagli atti impugnati alla sfera giuridica degli stessi ricorrenti. In particolare, deve trattarsi di pregiudizi concreti e oggettivi, che non possono esaurirsi in una mera prospettazione soggettiva e arbitraria di ipotetici immissioni di campi elettromagnetici asseritamente pregiudizievoli alla salute, specie in un caso, quale quello sub iudice, in cui le autorità a ciò preposte (in particolare, ARPA) abbiano escluso che l’opera potesse impattare negativamente sotto il profilo sanitario, con una valutazione certamente non sostituibile da una prospettazione soggettiva dei privati in funzione dell’esercizio di una correlativa azione impugnatoria, a pena di introdurre, attraverso l’elevazione di un astratto interesse alla legalità a criterio di legittimazione, un’inammissibile (perché priva di base legale) azione popolare sulla base di considerazioni e prospettazioni del tutto soggettive del singolo ricorrente.


Pubblicato il 13/08/2020


SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 5707 del 2018, proposto da Wind Tre S.p.A., in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentata e difesa dall’avvocato Giuseppe Sartorio, con domicilio digitale come da PEC da Registri di Giustizia e domicilio eletto presso il suo studio in Roma, via Tommaso Gulli, n. 11;

contro

Roma Capitale, in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentata e difesa dall’avvocato Enrico Maggiore, con domicilio digitale come da PEC da Registri di Giustizia e domicilio eletto presso il suo studio in Roma, via del Tempio di Giove, n. 21;
Telecom Italia S.p.A., in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentata e difesa dagli avvocati Filippo Lattanzi, Francesco Cardarelli e Jacopo d’Auria, con domicilio eletto presso lo studio dell’avvocato Filippo Lattanzi in Roma, via G. P. da Palestrina, n. 47;
Alessia Gazzillo, Carole Guillaume Laurence, Cecilia Tordini, Giuseppa Tata, Tatiana Grilli, Claudia Goldoni, Giulia Casati, Maria Linda Fusella, Loredana De Angelis, Cristina De Santis, Lara Magnani, Veronica Rossi, Annalisa Fuso, Daniela Castagnoli, Silvia Cerioni, Gioia Latini, Desire’ Iacino, Maria Pia Napolitano, Claudia Ledda, Raffaella Giacalone, Emanuela Verde, Maria Donzetti, Eugenia Scognamiglio, Roberta Mancia, Giulia Buffa, Elisabetta Burioni, Arianna Amato, Denise Iacino, Alessandra Viscardi, Silvia Panti, Marco Iodice e Roberta Cevenini, rappresentati e difesi dagli avvocati Antonio Talladira e Loredana Alcamo, con domicilio eletto presso il loro studio in Roma, via Buccari, n. 11;
Regione Lazio, Arpa Lazio - Agenzia Regionale Protezione Ambientale Lazio, Condominio di via Adrea Doria 16/C, non costituiti in giudizio nel presente grado;

nei confronti

Vodafone Italia S.p.A., in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentata e difesa dall’avvocato Nicola Lais, con domicilio digitale come da PEC da Registri di Giustizia e domicilio eletto presso il suo studio in Roma, via Claudio Monteverdi, n. 20;


sul ricorso numero di registro generale 7686 del 2018, proposto da Telecom Italia S.p.A., in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentata e difesa dagli avvocati Filippo Lattanzi, Francesco Cardarelli e Jacopo d’Auria, con domicilio eletto presso lo studio dell’avvocato Filippo Lattanzi in Roma, via G. P. da Palestrina, n. 47;

contro

Alessia Gazzillo, Carole Guillaume Laurence, Cecilia Tordini, Giuseppa Tata, Tatiana Grilli, Claudia Goldoni, Giulia Casati, Maria Linda Fusella, Loredana De Angelis, Cristina De Santis, Lara Magnani, Veronica Rossi, Annalisa Fuso, Daniela Castagnoli, Silvia Cerioni, Gioia Latini, Desire’ Iacino, Maria Pia Napolitano, Claudia Ledda, Raffaella Giacalone, Emanuela Verde, Maria Donzetti, Eugenia Scognamiglio, Roberta Mancia, Giulia Buffa, Elisabetta Burioni, Arianna Amato, Denise Iacino, Alessandra Viscardi, Silvia Panti, Marco Iodice e Roberta Cevenini, rappresentati e difesi dagli avvocati Antonio Talladira e Loredana Alcamo, con domicilio eletto presso il loro studio in Roma, via Buccari, n. 11;
Vodafone Italia S.p.A., in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentata e difesa dall’avvocato Nicola Lais, con domicilio digitale come da PEC da Registri di Giustizia e domicilio eletto presso il suo studio in Roma, via Claudio Monteverdi, n. 20;

nei confronti

Roma Capitale, in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentata e difesa dall’avvocato Enrico Maggiore, con domicilio digitale come da PEC da Registri di Giustizia e domicilio eletto presso il suo studio in Roma, via del Tempio di Giove, n. 21;
Regione Lazio, Arpa Lazio - Agenzia Regionale Protezione Ambientale Lazio, Condominio di via Adrea Doria 16/C, non costituiti in giudizio nel presente grado;
Wind Tre S.p.A., in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentata e difesa dall’avvocato Giuseppe Sartorio, con domicilio digitale come da PEC da Registri di Giustizia e domicilio eletto presso il suo studio in Roma, via Tommaso Gulli, n. 11;



sul ricorso numero di registro generale 8510 del 2018, proposto da Vodafone Italia S.p.A., in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentata e difesa dall’avvocato Nicola Lais, con domicilio digitale come da PEC da Registri di Giustizia e domicilio eletto presso il suo studio in Roma, via Claudio Monteverdi, n. 20;

contro

Roma Capitale, in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentata e difesa dall’avvocato Enrico Maggiore, con domicilio digitale come da PEC da Registri di Giustizia e domicilio eletto presso il suo studio in Roma, via del Tempio di Giove, n. 21;
Regione Lazio, Arpa Lazio - Agenzia Regionale Protezione Ambientale Lazio, Condominio di via Adrea Doria 16/C, non costituiti in giudizio nel presente grado;
Telecom Italia S.p.A., in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentata e difesa dagli avvocati Filippo Lattanzi, Francesco Cardarelli e Jacopo d’Auria, con domicilio eletto presso lo studio dell’avvocato Filippo Lattanzi in Roma, via G. P. da Palestrina, n. 47;
Alessia Gazzillo, Carole Guillaume Laurence, Cecilia Tordini, Giuseppa Tata, Tatiana Grilli, Claudia Goldoni, Giulia Casati, Maria Linda Fusella, Loredana De Angelis, Cristina De Santis, Lara Magnani, Veronica Rossi, Annalisa Fuso, Daniela Castagnoli, Silvia Cerioni, Gioia Latini, Desire’ Iacino, Maria Pia Napolitano, Claudia Ledda, Raffaella Giacalone, Emanuela Verde, Maria Donzetti, Eugenia Scognamiglio, Roberta Mancia, Giulia Buffa, Elisabetta Burioni, Arianna Amato, Denise Iacino, Alessandra Viscardi, Silvia Panti, Marco Iodice e Roberta Cevenini, rappresentati e difesi dagli avvocati Antonio Talladira e Loredana Alcamo, con domicilio eletto presso il loro studio in Roma, via Buccari, n. 11;

nei confronti

Wind Tre S.p.A., in persona del legale rappresentante pro tempore, rappresentata e difesa dall’avvocato Giuseppe Sartorio, con domicilio digitale come da PEC da Registri di Giustizia e domicilio eletto presso il suo studio in Roma, via Tommaso Gulli, n. 11;

per la riforma

della sentenza del Tribunale amministrativo regionale per il Lazio, Sede di Roma, sezione II-Quater, n. 6136/2018, resa tra le parti e concernente: autorizzazione alla installazione di infrastrutture di comunicazione elettronica per la realizzazione di un impianto per telefonia mobile in Roma, via Andrea Doria, n. 16/C;


Visti i ricorsi in appello e i relativi allegati;

Visti gli atti di costituzione in giudizio delle rispettive parti appellate;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore, nell’udienza pubblica del giorno 20 febbraio 2020, il consigliere Bernhard Lageder e uditi, per le parti, gli avvocati Giuseppe Sartorio, Angela Raimondo in sostituzione dell’avvocato Maggiore, Francesco Cardarelli, Jacopo d’Auria, Nicola Lais, Antonio Talladira e Loredana Alcamo Giuseppe Sartorio;

Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.


FATTO e DIRITTO

1. Con la sentenza in epigrafe, il TAR per il Lazio pronunciava definitivamente sul ricorso n. 13454 del 2015 (integrato da motivi aggiunti), proposto da un gruppo di genitori di alunni della scuola elementare statale ‘Cairoli’ in Roma, via Giordano Bruno, n. 2, avverso i seguenti atti:

- l’autorizzazione formatasi per silenzio assenso in capo alle società telefoniche controinteressate per l’installazione di una stazione radio base sul lastrico solare dell’edificio sito in Roma, via Andrea Doria, n. 16/C, oggetto della richiesta presentata dalle società predette in data 4 agosto 2014 ai sensi dell’art. 87 d.lgs. n. 259/2003;

- il parere ARPA del 22 settembre 2014;

- la valutazione ambientale preliminare del 7 maggio 2015;

- l’autorizzazione sismica rilasciata dalla Regione Lazio;

- la nota del Dipartimento programmazione ed attuazione urbanistica - Direzione edilizia - Ufficio stazioni radio base di Roma Capitale del 14 ottobre 2015, con cui è stato sospeso il titolo autorizzativo tacito e avviato il procedimento di verifica sulla compatibilità dell’antenna;

- la nota comunale del 24 maggio 2016, di conferma della legittimità del titolo autorizzatorio.

1.1. In particolare, il TAR adìto, previa acquisizione di informazioni e chiarimenti dall’amministrazione, provvedeva come segue:

(i) respingeva l’eccezione di carenza di legittimazione attiva in capo ai ricorrenti – sollevata dalle imprese controinteressate sotto il profilo che gli stessi non sarebbero proprietari di immobili siti nelle immediate vicinanze dell’edificio su cui era posta l’antenna e che la scuola non sarebbe ‘toccata’ dai relativi lobi di irradiazione –, dovendosi «ritenere sussistente l’interesse in capo a chi frequenta la scuola (e, quali esercenti la potestà, ai genitori) ad impugnare i provvedimenti che si assumano in violazione delle disposizioni del Regolamento comunale adottato ai sensi dell’art. 8 della legge n. 36 del 2001, nonché con riferimento alla particolare disciplina di Roma Capitale, del Protocollo di intesa del 2004, con la conseguente legittimazione attiva» (v. così, testualmente, l’impugnata sentenza);

(ii) respingeva, altresì, l’eccezione di tardività del ricorso introduttivo – sollevata dalle imprese controinteressate sotto il profilo che gli impianti della stazione radio base sarebbero stati montati tra il 19 e il 20 luglio 2015, mentre il ricorso era stato spedito per la notificazione il 27 ottobre 2015 e quindi tardivamente (pur considerando il periodo di sospensione feriale di trenta giorni) –, avendo i ricorrenti in data 4 agosto 2015 presentato istanza di accesso agli atti ed essendo la relativa documentazione stata rilasciata dagli uffici comunali il 10 settembre 2015, con la conseguente acquisizione della conoscenza piena degli atti gravati solo in tale data anche tenuto conto della installazione dell’antenna nel periodo di chiusura scolastica, ed essendosi in ogni caso la successiva attività procedimentale chiusa soltanto con la nota comunale del 24 maggio 2016, di sostanziale natura autorizzatoria, con il conseguente superamento delle censure relative alla illegittima formazione del silenzio-assenso, il quale comunque non poteva ritenersi maturato a fronte della violazione del limite distanziale di cento metri da un sito sensibile, quale stabilito dal Protocollo d’intesa sottoscritto tra Roma Capitale e gestori della telefonia mobile in data 4 luglio 2004;

(iii) respingeva il ricorso incidentale proposto dalle imprese di telefonia avverso il protocollo d’intesa, affermandone la legittimità previo richiamo di precedenti giurisprudenziali e trattandosi comunque di atto dalle stesse sottoscritto;

(iv) accoglieva, per converso, le censure di illegittimità dell’autorizzazione per contrasto con il citato Protocollo d’intesa, fatte valere con il ricorso introduttivo, nonché le censure proposte con i motivi aggiunti avverso l’atto del 24 maggio 2016 che aveva ritenuto non applicabile il limite distanziale di cento metri dalla scuola al caso di specie, non riferendosi il Protocollo d’intesa alle sole ipotesi di collocazione degli impianti su immobili di proprietà comunale, e prevedendo comunque anche il regolamento successivo, approvato con deliberazione consiliare del 14 maggio 2015, un analogo limite distanziale dai siti sensibili, oltre a prescriverne la delocalizzazione;

(v) in accoglimento del ricorso introduttivo e dei motivi aggiunti, annullava pertanto gli atti impugnati dai ricorrenti, ponendo le spese di lite a carico dell’amministrazione resistente e delle imprese controinteressate.

2. Avverso tale sentenza interponevano appello le società Wind Tre S.p.A., Telecom Italia S.p.A. e Vodafone Italia S.p.A. (con tre separati ricorsi, rubricati sub r.g. n. 5707 del 2018, n. 7686 del 2018 e n. 8510 del 2018), deducendo i seguenti motivi (tra di loro sostanzialmente identici):

a) l’erronea reiezione delle eccezioni di carenza di interesse e di legittimazione a ricorrere;

b) l’erronea reiezione dell’eccezione di irricevibilità del ricorso di primo grado per tardività;

c) l’erronea reiezione dell’eccezione di inammissibilità dell’impugnazione della nota del 24 maggio 2016, di mera valenza ricognitiva nonché priva di natura provvedimentale e di autonoma valenza lesiva;

d) l’erronea applicazione degli artt. 87, comma 9, d.lgs. n. 259/2003 e 20, 21-quinquies e 21-nonies l. n. 241/1990;

e) l’erronea applicazione del Protocollo d’intesa del 4 luglio 2004 e del Regolamento approvato con deliberazione consiliare n. 26/2015, nonché degli artt. 86, 87, 87-bis, 90 e 93 d.lgs. n. 259/2003 e dell’art. 23 Cost. e della coeva disciplina europea, oltre che dell’art. 11 l. n. 241/1990, sotto vari profili, e la conseguente erronea reiezione del ricorso incidentale;

f) la violazione del principio tempus regit actum con riferimento al sopravvenuto regolamento comunale n. 26/2015, la contraddittorietà della sentenza e l’erroneo mancato accoglimento della censura di eccesso di potere.

Le società appellanti chiedevano pertanto, in riforma dell’impugnata sentenza, la reiezione dell’avversario ricorso di primo grado (compresi i motivi aggiunti), in rito e nel merito, nonché l’accoglimento del ricorso incidentale.

3. Si costituivano in giudizio gli originari ricorrenti, contestando la fondatezza degli appelli e chiedendone la reiezione.

4. Si costituiva altresì Roma Capitale, contestando la fondatezza degli appelli e sostenendo al legittimità degli atti regolamentari impugnati in via incidentale dalle imprese appellanti.

5. Respinte le istanze cautelari per carenza del periculum in mora, le cause sono state trattenute in decisione all’udienza pubblica del 20 febbraio 2020.

6. Premesso che a norma dell’art. 96, comma 1, cod. proc. amm. i ricorsi in appello, proposti avverso la medesima sentenza, devono essere riuniti e decisi congiuntamente, si osserva che gli appelli sono fondati.

Meritano, in particolare, accoglimento i primi tre motivi d’appello, di cui sopra sub 2.a), 2.b) e 2.c), di natura pregiudiziale di rito.

6.1. Il TAR nell’impugnata sentenza ha respinto le eccezioni di carenza di legittimazione e di interesse sulla base del centrale rilievo che – poiché sia il Protocollo d’intesa sottoscritto dai gestori e l’amministrazione comunale il 5 luglio 2004, avente natura regolamentare, sia il regolamento adottato il 14 maggio 2015 stabiliscono il divieto di installazione nei limiti di cento metri dai siti sensibili comprese le scuole con ciò riconoscendo un interesse giuridicamente tutelato al rispetto di tale limite distanziale – si deve «ritenere sussistente l’interesse in capo a chi frequenta la scuola (e, quali esercenti la potestà, ai genitori) ad impugnare i provvedimenti che si assumano in violazione delle disposizioni del Regolamento comunale adottato ai sensi dell’art. 8 della legge n. 36 del 2001, nonché con riferimento alla particolare disciplina di Roma Capitale, del Protocollo di intesa del 2004, con la conseguente legittimazione attiva» (v. così, testualmente, l’impugnata sentenza).

In primo luogo, non può condividersi l’assunto per cui la semplice qualità di utente della struttura qualificata come sito sensibile dall’invocata disciplina regolamentare – nella specie, costituita dall’istituto scolastico dell’infanzia e primaria ‘Adelaide Bono Cairoli’ ubicato in via Giordano Bruno 2, frequentato dai figli minorenni degli originari ricorrenti – sia, di per sé, idonea a radicare una situazione qualificata e differenziata rispetto al quisque de populo, legittimante l’impugnazione giudiziale dei titoli autorizzatori in questione, in quanto:

- tale qualità, a differenza dal requisito della vicinitas – presupponente la residenza stabile, a titolo dominicale o ad altro titolo, nell’area o zona di ubicazione dell’opera e, peraltro, costituente solo uno dei presupposti per l’impugnazione di titoli edilizi o autorizzatori di impianti od opere infrastrutturali, accanto a quello di un pregiudizio concreto ed effettivo alla propria sfera giuridica soggettiva –, è per definizione transeunte e/o provvsoria, sicché difetta quello stabile e duraturo collegamento territoriale con il contesto nel quale è destinato ad essere realizzato il contestato intervento infrastrutturale (identico discorso varrebbe per gli utenti di strutture ospedaliere o assistenziali), integrante il requisito della vicinitas;

- in situazioni siffatte, la posizione legittimante è, semmai, individuabile in capo all’ente proprietario e/o gestore della struttura qualificata come sito sensibile, il quale agisce tramite gli organi titolari del potere di rappresentanza esterna (eventualmente, con il coinvolgimento e la partecipazione interna degli utenti, secondo le procedure che di volta in volta possano venire in rilievo), oppure, in alternativa, in capo a soggetti ‘entificati’ (quali comitati, associazioni, ecc.) individuabili, in presenza degli elementi all’uopo richiesti, quali titolari di correlativi interessi collettivi;

- infatti, seguendo la tesi accolta dal TAR, per cui la mera previsione di un limite distanziale da un sito sensibile legittimerebbe tutti i relativi utenti ad esperire l’azione impugnatoria avverso gli atti autorizzatori, si darebbe ingresso a una vera e propria azione popolare a tutela dell’astratta ed oggettiva legalità/legittimità dell’azione amministrativa sub specie di osservanza del limite distanziale, in contrasto con il carattere di giurisdizione soggettiva connotante il vigente sistema della giustizia amministrativa.

In secondo luogo, nel caso di specie manca qualsiasi prova di un pregiudizio alla salute degli alunni della scuola per effetto dell’immissione di campi elettromagnetici anche solo potenzialmente lesivi, dovendosi per contro sulla base degli elementi istruttori acquisiti in primo grado, in particolare delle risultanze delle misurazioni da parte dell’ARPA Lazio sia in prossimità degli edifici scolastici sia in prossimità della stazione radio base, ritenere positivamente comprovato il rispetto dei valori di soglia, dei valori di esposizione, dei valori di attenzione e degli obiettivi di qualità stabiliti dal d.P.C.M. dell’8 luglio 2003 (Fissazione dei limiti di esposizione, dei valori di attenzione e degli obiettivi di qualità per la protezione della popolazione dalle esposizioni a campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici generati a frequenze comprese tra 100 kHz e 300 GHz). In assenza di pregiudizi concreti ed attuali arrecati alla posizione giuridica soggettiva delle parti ricorrenti va pertanto esclusa l’integrazione di un interesse concreto, attuale e personale a ricorrere, e quindi della correlativa condizione dell’azione giudiziale.

Osserva al riguardo il Collegio che l’esigenza dell’allegazione e della prova della sussistenza, in capo alle parti ricorrenti, di una situazione legittimante differenziata da quella riferibile al quisque de populo e di un interesse personale, concreto ed attuale, riferibile a un pregiudizio puntuale e specifico recato alla loro sfera giuridica – sia esso di carattere patrimoniale o di peggioramento delle condizioni di vita e di salute, oppure di deterioramento delle concrete e oggettive connotazioni urbanistico e ambientali dell’area – si impone con particolare riguardo a titoli abilitativi relativi ad opere infrastrutturali, quali gli impianti SRB e, in genere, le infrastrutture di comunicazione elettronica che a norma degli artt. 86 e 90 d.lgs. n. 259/2003 sono assimilate alle opere di urbanizzazione primaria e di pubblica utilità, in quanto funzionali all’erogazione di un servizio a carattere generale, il cui regime autorizzatorio è diverso da quello degli ordinari titoli edilizi – i quali, se necessari, sono comunque serventi rispetto ai primi – e convoglia, in un procedimento di autorizzazione unica, i pareri e gli atti di assenso delle varie amministrazioni deputate a rappresentare e gestire gli interessi pubblici e collettivi coinvolti.

Non può, pertanto, ritenersi sufficiente a radicare la legittimazione e l’interesse ad agire in capo agli originari ricorrenti la mera circostanza della prossimità dell’opera infrastrutturale al sito in questione, dovendo essere per contro fornita la prova concreta (o quantomeno un principio di prova) del vulnus specifico inferto dagli atti impugnati alla sfera giuridica degli stessi ricorrenti, nella specie mancante.

In particolare, deve trattarsi di pregiudizi concreti e oggettivi, che non possono esaurirsi in una mera prospettazione soggettiva e arbitraria di ipotetici immissioni di campi elettromagnetici asseritamente pregiudizievoli alla salute, specie in un caso, quale quello sub iudice, in cui le autorità a ciò preposte (in particolare, ARPA) abbiano escluso che l’opera potesse impattare negativamente sotto il profilo sanitario, con una valutazione certamente non sostituibile da una prospettazione soggettiva dei privati in funzione dell’esercizio di una correlativa azione impugnatoria, a pena di introdurre, attraverso l’elevazione di un astratto interesse alla legalità a criterio di legittimazione, un’inammissibile (perché priva di base legale) azione popolare sulla base di considerazioni e prospettazioni del tutto soggettive del singolo ricorrente.

Come già sopra esposto, dalle misurazioni effettuate dall’ARPA, anche in corso di giudizio su impulso del TAR, è emerso che le emissioni della SRB generano negli edifici scolastici limitrofi un campo elettromagnetico i cui valori sono ampiamente inferiori agli obiettivi di qualità fissati dal d.P.C.M. dell’8 luglio 2003, costituenti massima espressione del principio di precauzione sancito dalla l. 22 febbraio 2001, n. 36 (Legge quadro sulla protezione dalle esposizioni a campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici). Ma, in più, vi è emerso che un’eventuale delocalizzazione dell’impianto comporterebbe addirittura un peggioramento della situazione, poiché i lobi delle antenne attualmente non incidenti in modo significativo sugli edifici scolastici, verrebbero a trovarsi in una posizione meno favorevole per il plesso scolastico, rispetto a quella attuale

Quanto al principio di precauzione (al quale si ispira anche la disciplina della tutela dell’esposizione ai campi elettromagnetici), si osserva che esso costituisce uno dei capisaldi della politica ambientale dell’Unione europea, ed è attualmente menzionato, ma non definito, nell’art. 191, paragrafo 2, del TFUE, insieme a quelli del ‘chi inquina paga’ e dell’azione preventiva. Tale principio tuttavia non conduce automaticamente a vietare ogni attività che, in via di mera ipotesi soggettiva e non suffragata da alcuna evidenza scientifica, si assuma foriera di eventuali rischi per la salute, privi di ogni riscontro oggettivo e verificabile. Il principio di precauzione richiede, piuttosto e in primo luogo, una seria e prudenziale valutazione, alla stregua dell’attuale stato delle conoscenze scientifiche disponibili, dell’attività che potrebbe ipoteticamente presentare dei rischi; rischi nella specie esclusi, anche secondo parametri di minimizzazione improntati al principio di precauzione, dalle verifiche tecniche dell’ARPA.

Concludendo sul punto, per le considerazioni sopra esposte, in accoglimento dei profili di censura dedotti nell’ambito del motivo sub 2.a), deve escludersi la sussistenza, in capo agli originari ricorrenti, la legittimazione e l’interesse a ricorrere avverso i provvedimenti impugnati in primo grado.

6.2. Merita, altresì, accoglimento la riproposta eccezione di tardività del ricorso di prima istanza, in quanto:

- risulta incontrovertibilmente comprovato, sulla base della stessa esposizione dei fatti di causa nel ricorso introduttivo di primo grado, che i ricorrenti fossero stati a conoscenza del montaggio del palo porta antenne in data 19 - 20 luglio 2015 (come ulteriormente confermato da una «petizione per immediata rimozione antenne scuola A. Cairoli» datata 28 luglio 2015, pure prodotta in giudizio dai ricorrenti);

- la consapevolezza dell’asserita violazione del limite distanziale e della prospettata lesività dell’opera coincide pertanto con la conoscenza dell’installazione della SRB sull’edificio limitrofo (a una distanza di soli 20 m) a quello del plesso scolastico, in data 19-20 luglio 2020, con la conseguenza che i ricorrenti non potevano limitarsi ad attendere il completamento dell’opera o ad esercitare solo in un secondo momento il diritto di accesso alla documentazione, inidoneo a procrastinare il dies a quo di decorrenza del termine d’impugnativa, in quanto lesivo del principio di stabilità dei rapporti giuridici e dell’affidamento dei soggetti titolari dell’autorizzazione;

- né l’effetto di una sorta di rimessione in termini per impugnare l’atto autorizzatorio può essere attribuito alla nota comunale del 24 maggio 2016, con cui sono state rese note gli esiti delle verifiche eseguite sulla SRB ed è rimasta confermata la piena conformità dell’impianto alle regole tecniche e alle disposizioni normative applicabili ratione temporis, poiché si tratta di atto meramente confermativo della legittimità del provvedimento autorizzatorio in precedenza perfezionatosi, e non già di un nuovo titolo abilitativo ad autonoma valenza lesiva;

- peraltro, alla luce del chiaro disposto dell’art. 87, comma 9, d.lgs. n. 259/2003, deve ritenersi che l’autorizzazione si sia perfezionata per silenzio-assenso sull’istanza congiunta presentata il 4 agosto 2014, non ostandovi la dedotta violazione del limite distanziale, la quale andava verificata all’interno della fase istruttoria e nel termine di 90 giorni, e, una volta spirato tale termine, poteva tutt’al più formare oggetto di provvedimento di annullamento in autotutela, il quale nella specie non solo mai risulta essere stato adottato, ma i cui presupposti sono stati positivamente esclusi con la nota del 24 maggio 2016, e, per il resto, doveva essere dedotto quale vizio di legittimità entro il termine decadenziale fissato per la proposizione del ricorso giurisdizionale;

- la notificazione del ricorso introduttivo di primo grado in data 27 ottobre 2015 (data di spedizione), a fronte del dies a quo individuabile al 20 luglio 2015, pur tenendo conto della sospensione feriale di 30 giorni, deve pertanto ritenersi tardivo, in quanto proposto oltre il termine di cui all’art. 41 cod. proc. amm..

6.3. Dalle considerazioni svolte sopra sub 6.2. in ordine alla natura della nota del 24 maggio 2016 consegue altresì l’accoglimento del motivo d’appello sub 2.c), con la conseguente declaratoria di inammissibilità dei motivi aggiunti proposti avverso la nota medesima.

6.4. Per le ragioni tutte sopra esposte, di carattere assorbente e impeditive dell’ingresso di ogni altra questione, vanno accolti i motivi d’appello sub 2.a), 2.b) e 2.c), con la conseguente riforma dell’impugnata sentenza e con sequela di declaratoria di inammissibilità ed irricevibilità del ricorso introduttivo di primo grado, nonché di inammissibilità dei motivi aggiunti.

7. Tenuto conto di ogni circostanza connotante la presente controversia, si ravvisano i presupposti di legge per dichiarare le spese del doppio grado di giudizio interamente compensate tra tutte le parti.

P.Q.M.

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Sesta), definitivamente pronunciando sugli appelli come in epigrafe proposti e tra di loro riuniti (ricorsi n. 5707 del 2018, n. 7686 del 2018 e n. 8510 del 2018), li accoglie nei sensi di cui in motivazione e, per l’effetto, in riforma dell’impugnata sentenza, dichiara inammissibile e irricevibile il ricorso introduttivo di primo grado, nonché inammissibili i motivi aggiunti; dichiara le spese del doppio grado di giudizio interamente compensate tra tutte le parti.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio del giorno 20 febbraio 2020, con l’intervento dei magistrati:

Sergio Santoro, Presidente

Bernhard Lageder, Consigliere, Estensore

Dario Simeoli, Consigliere

Giordano Lamberti, Consigliere

Francesco De Luca, Consigliere